Corso Buenos Aires, i numeri dei ciclisti non tornano: i conti (e gli annunci) di Palazzo Marino

Milano

I dati diffusi dal Comune sui flussi ciclistici in corso Buenos Aires sembrano, ancora una volta, più uno strumento di propaganda che un’analisi seria e verificabile. Palazzo Marino parla di “record di passaggi” e di “crescita costante” dei ciclisti. Ma il metodo con cui vengono elaborati i numeri lascia più di una perplessità.

Innanzitutto la misurazione non è quotidiana, ma avviene un solo giorno alla settimana, di solito il mercoledì, dalle 6 alle 22. Da quella rilevazione si ricava poi una “proiezione mensile”. In pratica, da 4 giornate reali di monitoraggio si ottiene un dato spalmato su 30 giorni. Come se le condizioni atmosferiche, il calendario e le abitudini di mobilità fossero sempre identiche. È evidente che un metodo del genere tende a gonfiare i numeri, senza restituire una fotografia realistica dei flussi.

C’è poi un equivoco di fondo che il Comune non chiarisce e che alcuni quotidiani, come la Repubblica, trasformano in titoli trionfalistici: i rilevamenti registrano i passaggi e non i ciclisti effettivi. Un singolo lavoratore che percorre la ciclabile la mattina verso il centro e la sera in senso opposto viene contato due volte. E se quel ciclista compie più tragitti nella stessa giornata, il numero cresce ancora. Parlare di “117 mila ciclisti” in un mese significa quindi spacciare per persone reali un dato che è in realtà solo la somma dei passaggi rilevati da una fotocellula.

Non solo: i rilevamenti non distinguono tra biciclette a pedali, e-bike, monopattini elettrici o bici a motore. In un tratto come corso Buenos Aires, fortemente utilizzato dai rider per le consegne, il rischio è che la fetta principale del traffico non corrisponda affatto a un pendolarismo “verde”, ma a un utilizzo commerciale del mezzo, non certo paragonabile alla mobilità ordinaria.

Infine, resta da capire quanti di questi passaggi avvengano davvero sulla pista ciclabile e quanti invece sul marciapiede, complice la discontinuità del percorso e i cantieri aperti. Anche qui, il dato grezzo non fa distinzione, ma il Comune preferisce presentarlo come prova di una scelta consapevole e consolidata della bici come mezzo di trasporto quotidiano.

Dietro l’enfasi delle dichiarazioni ufficiali c’è dunque una realtà molto più sfumata: i dati si devono leggere con cautela, contestualizzati e depurati da errori metodologici evidenti. Invece, ancora una volta, si preferisce trasformare le “proiezioni” in certezze statistiche e i passaggi in “ciclisti entusiasti”.

Se davvero si vuole misurare l’impatto della ciclabilità a Milano, servono indagini serie e continue, che distinguano tipologia di mezzo, utilizzo (pendolare o professionale), percorso effettivo e stagionalità. Altrimenti i numeri resteranno soltanto uno slogan buono per la propaganda.

1 thought on “Corso Buenos Aires, i numeri dei ciclisti non tornano: i conti (e gli annunci) di Palazzo Marino

  1. I danni alla circolazione stradala fatti da questa giunta sono incredibili.
    In via Pacini ha reso pericoloso l’accesso a Via Poggi, senso unico, e hanno agevolato quello in via Ampere, senso vietato|
    Quanto ai ciclisti non rispettano nessuna regola e spesso si comportano da aspiranti suicidi.
    le bici elettriche sono molto veloci e dovrebbero avere una targa.
    Avete visto un monopattino con targa e guidatore con casco’
    I vigili non circolano e le telecamere non aiutano a risolvere le difficoltà che si creano

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