Non me ne vogliano i colleghi di Repubblica Milano, dobbiamo tutti trovare qualcosa da scrivere a Ferragosto. Di solito si ripiega su gattini, cagnolini e la sinistra che cavalca la magistratura. Finché la magistratura non si stufa, la disarciona e se la mangia. Qualcuno ha però idee brillanti e innovative.
C’è un detto in ambito accademico che recita: tortura abbastanza i numeri e ti diranno quello che vuoi. Per testarne la veridicità, Repubblica ha deciso di chiamare una docente della Cattolica, dirle che Milano ha pubblicato le proiezioni anagrafiche sul 2043 e chiederle una analisi. E la malcapitata, fidandosi dell’autorevolezza della fonte, magari non va a vedere la genuinità della cosa. E trancia giudizi entusiasti sull’aumento della popolazione, sul milione e mezzo di milanesi, l’attrattività della città.
Insomma, i soliti luoghi comuni. Con purtroppo due piccoli problemi. Il primo è che quei numeri sono campati sul nulla. Se prendiamo, infatti, il primo anno della serie, il 2024, il numero previsto è stato mancato nettamente. Ce lo dice l’ISTAT. Milano è rimasta sotto il milione e quattrocentomila. Ora, tenendo conto che queste progressioni partono da un numero ed estrapolano gli altri, prima sbagliano e più l’errore è macroscopico in fondo. È noto, peraltro, che Milano ha svariati problemi dal lavoro sottopagato alle case, di recente. Almeno, è noto a tutti meno che a Repubblica e alla docente della Cattolica.
Il secondo è che forse un controllo lo poteva anche fare, a me ha portato via mezz’ora in tutto. Ma transeat, magari era già sotto l’ombrellone e ha risposto come poteva. Ma allora come sarà Milano nel 2043? E che ne so. Nessuno lo sa. Queste serie di numeri hanno lo stesso peso degli oroscopi di Paolo Fox. Sono solo più scientificamente corrette. Ma non garantiscono nulla. Nemmeno di azzeccarci a 12 mesi, figuratevi a 240 (i numeri sono del 2023). Sono interessanti esercizi matematici, che lasciano il tempo che trovano.
Il resto è cronaca agostana. Che forse dovrebbe tornare ai gattini. In attesa del vero autunno caldo: quello del Consiglio Comunale, alle prese con San Siro e gli assessori fantasma. Altro che proiezioni al 2043, manco a Natale sappiamo cosa succederà, chi sarà a piede libero e cosa ne sarà di quel sogno chiamato Milano.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.