Dopo le accuse mosse da Michele Albiani, consigliere comunale e attivista LGBTQ+, Samuele Vegna, attivista LGBTQ+ ed ex militante del Pd, ha provato a ricostruire e spiegare l’accaduto con un’intervista a Milano Post.
L’accusa
La vicenda ha cominciato a riscuotere clamore poche settimane fa, quando Michele Albiani, responsabile diritti del Partito Democratico e consigliere comunale, ha annunciato la sua denuncia nei confronti di Samuele Vegna sul suo profilo Instagram. Il motivo della denuncia sarebbe stato lo stalking continuo effettuato da Vegna, che durerebbe dal 2021 fino ad oggi. I due sarebbero arrivati ai ferri corti proprio nel marzo di tre anni fa, quando Vegna avrebbe contattato Albiani per esprimergli la sua delusione per il mancato invito ad un evento LGBTQ+, a cui avrebbe partecipato anche Alessandro Zan. Da lì in poi Albiani ha ricevuto continue minacce, anche da parte di utenze fake. “Sognati di avere un futuro, perchè io ho dalla mia milioni di euro e migliaia di persone. Il futuro è mio.” Secondo la Digos, dietro questi messaggi ci sarebbe stato proprio Samuele Vegna. Albiani ha poi contattato un avvocato per denunciare l’accaduto. Proprio dopo queste chiamate, a fine novembre 2021, Albiani, affiancato dall’avvocato Glauco Gasperini, ha depositato la denuncia nei confronti di Vegna.
La difesa di Vegna
Samuele Vegna, attivista LGBTQ+ ed ex militante del PD, a seguito del video Instagram di Albiani, ha annunciato una querela nei suoi confronti, anche per i ripetuti messaggi intimidatori che gli sono arrivati dopo la pubblicazione del video del consigliere comunale. Oltre a lui, Vegna ha annunciato querela anche verso tutti i consiglieri comunali che hanno mostrato solidarietà alle accuse di Albiani. L’ex attivista Pd ha poi spronato coloro che sono stati maltrattati da Albiani (cita Diana de Marchi e Monica Romano, tra i tanti) a farsi avanti e a denunciare. Vegna ha poi dichiarato di non aver mai visto Albiani agli eventi LGBTQ, e di non averlo mai visto in attività di volontariato, negando quindi le accuse di aver avvicinato Albiani per screditarlo durante la sua campagna elettorale. Quest’ultimo, secondo le dichiarazioni di Vegna e la querela, avrebbe poi chiesto un risarcimento di duecentomila euro all’ex militante del Partito Democratico per aver sostenuto la candidata Monica Romano in campagna elettorale, cercando così di screditare Albiani. Le uniche persone che avrebbero poi mostrato solidarietà a Vegna sarebbero state Monica Romano e Diana De Marchi (che non avrebbe però apprezzato il comportamento dell’ex militante PD). Per ultimo, Vegna ha poi dichiarato il suo definitivo allontanamento dal Partito Democratico e la sua volontà, almeno per il momento, di non candidarsi tra le fila di nessun partito.