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Turismo Sostenibile, frontiera cruciale per la conservazione dell’ambiente

Attualità EXPLORER - Cultura Turistica a 360°

Parchi nazionali, riserve e oasi protette sono mete turistiche sempre più ambite da turisti italiani e stranieri, con milioni di visitatori l’anno, e possono diventare il paradigma di un turismo sostenibile

L’Italia si distingue nel panorama internazionale per il suo impegno nella conservazione della biodiversità attraverso un complesso e vasto sistema di aree protette. Con 871 aree naturali protette, l’Italia tutela oltre 3.163.000 ettari di superficie terrestre e più di 2.800.000 ettari di superficie marina.

L’obiettivo principale di queste aree protette è la salvaguardia della biodiversità, promuovendo al contempo economie sostenibili e la valorizzazione delle tradizioni locali.

Secondo la normativa europea sul ripristino della natura, concordata con i governi dell’UE – approvata lo scorso 29 febbraio – entro il 2030, i paesi membri sono tenuti a ristabilire in buona salute almeno il 30% degli habitat specificati dalla nuova normativa, che include foreste, praterie, zone umide, fiumi, laghi e barriere coralline. Questa quota è destinata a salire al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Seguendo le direttive del Parlamento Europeo, fino al 2030, l’attenzione sarà focalizzata principalmente sulle aree Natura 2000. Questa rete ecologica si estende in tutta l’UE, creata in conformità alla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, con l’obiettivo di proteggere a lungo termine gli habitat naturali e le specie di piante e animali che sono in pericolo o rari a livello europeo, considerando al contempo le necessità economiche, sociali e culturali, insieme alle caratteristiche regionali e locali.

Il turismo è un’attività che può avere impatti significativi sulle destinazioni, sia per l’impatto ambientale derivante dal movimento turistico e dall’accoglienza dei visitatori, sia dal punto di vista socio-economico, attraverso la generazione di reddito dalla valorizzazione delle risorse ambientali. Pertanto, affinché il turismo possa agire come motore di uno sviluppo sostenibile del territorio, che equilibra le necessità di produzione economica e sviluppo sociale con la protezione dell’ambiente, è fondamentale proteggere le risorse naturali promuovendo un loro utilizzo responsabile e indirizzando gli investimenti verso opzioni a minor impatto ambientale.

“Chi viene in un parco, salvo poche eccezioni, si innamora della natura. Immergersi nel verde di un bosco o di una foresta, percorrere sentieri di montagna o di collina, ma anche ammirare le bellezze delle aree marine protette, sono esperienze notevoli – spiega Luca Santini, Presidente di Federparchi, la Federazione italiana parchi e riserve naturali – chi entra in contatto con questi ecosistemi quando torna a casa si porta dietro la bellezza e, spesso, fa un passo avanti nel diffondere la consapevolezza di quanto sia importante per l’uomo la tutela della biodiversità. Sta a noi gestori, con il supporto delle istituzioni e dei media, far sì che, oltre a rilassarsi, il turista “scopra” la natura, imparando a conoscere il territorio. Abbiamo la responsabilità, insieme agli altri soggetti che si curano della tutela dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità, di contribuire a diffondere la cultura della conservazione della natura, in forma dinamica e scientifica”.

Federparchi è la sezione italiana di Europarcfederation – organizzazione che in Europa raggruppa oltre seicento soggetti impegnati nella conservazione della natura – che rilascia la CETS, la Carta Europea del Turismo Sostenibile, certificazione di qualità, che stabilisce una serie di protocolli e linee guida per una corretta gestione dei flussi.

Attualmente in Italia esistono 25 parchi nazionali e 143 regionali, quest’ultimi distribuiti prevalentemente (oltre il 50%) in Lombardia (17% del totale), Piemonte (15%), Emilia-Romagna (10%) e Lazio (9%) (Tabella 2). La maggior parte delle strutture ricettive, situate nei territori dei 143 parchi regionali, si trova più che altro nel Trentino-Alto Adige (21,4%), che detiene anche il maggior numero di posti letto totali, pari al 17,2%, seguito dal Veneto (20,6%).

Sia in termini di percentuale sul totale di posti letto dei 25 Parchi, sia come densità nei comuni appartenenti al parco stesso, a possedere i valori più alti è il Parco del Gargano, esempio virtuoso di come la conservazione ambientale possa andare di pari passo con la promozione turistica, e anche per quest’anno ha ricevuto la certificazione.

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Parco nazionale del Gargano

“L’area del Parco Nazionale del Gargano è tra le più grandi e antropizzate d’Italia -dichiara Pasquale Pazienza, presidente del Parco e Professore Ordinario di Politica Economica all’Università di Foggia– si pensi che del suo territorio fanno parte ben18 comuni i quali contano all’incirca 200.000 abitanti. Il Parco, particolarmente ricco di biodiversità, comprende due siti Unesco (di cui uno è rappresentato dal complesso vegetativo rappresentato dalle faggete vetuste della Foresta Umbra e di altri siti contigui), oltre che varie zone umide categorizzate come SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Tra queste, particolare importanza riveste il sistema dei laghi costieri di Lesina e Varano, unici veri esempi di laghi costieri nell’intero Paese. L’Ente Parco gestisce anche l’AMP delle Isole Tremiti. La gestione di un’area così vasta e antropizzata richiede un impegno costante nella protezione ambientale e nella lotta contro illeciti come l’abusivismo edilizio. E’ fondamentale attivare e mantenere attivo il Forum permanente del Turismo Sostenibile, istituito tra l’Ente gestore dell’area naturale protetta e i vari stakeholders che decidono di aderirvi (comuni, associazioni locali, rappresentanti e operatori del turismo, ecc.) – continua Pazienza–l’Ente si dedica a numerosi progetti per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e promuovere la sostenibilità, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Tra questi, la promozione del turismo lento attraverso la realizzazione di infrastrutture dedicate, come le ciclovie e il ripristino delle reti sentieristiche, rappresenta un passo importante verso la riduzione dell’impatto ambientale del turismo e l’incoraggiamento di pratiche più rispettose dell’ambiente”.

Quando si parla di aree protette l’innovazione rappresenta una frontiera cruciale per la conservazione ambientale, offrendo nuove strade per proteggere la biodiversità e promuovere uno sviluppo sostenibile. In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti climatici, perdita di habitat e crescente pressione antropica, le aree protette si trovano al centro di una sfida globale: come bilanciare efficacemente la necessità di conservare gli ecosistemi naturali con quella di rispondere alle esigenze economiche e sociali delle comunità locali. L’innovazione, in questo contesto, emerge non solo come un’opzione ma come una necessità imperativa, capace di trasformare le oasi protette in laboratori viventi per la sperimentazione di tecnologie avanzate, pratiche di gestione sostenibile e modelli di turismo responsabile.

“L’innovazione tecnologica aiuta il monitoraggio delle specie. Pensiamo all’utilizzo dei GPS per tracciare il movimento di animali protetti che occorre controllare, penso al lupo, agli orsi, tanto per citare quelli più noti–afferma Santini – lo stesso viene fatto per le specie volatili, in particolare falchi, aquile e avvoltoi. La tecnologia aiuta anche a controllare, con videosorveglianza, i sentieri, i punti più delicati. Oggi, con i droni, è possibile garantire interventi più rapidi in caso di incidenti ai turisti o a scoprire in anticipo l’innesco di un incendio. E poi abbiamo il meraviglioso mondo delle APP. Quasi tutti i parchi nazionali, e molti regionali, hanno la loro App per scoprire agevolmente l’area protetta e interagire con il visitatore, contribuendo a quello che dicevo in precedenza: una fruizione consapevole e rispettosa degli habitat naturali. Lo stesso vale anche per la logistica: App, telemetria e Gps contribuiscono a capire quando, ad esempio, vi è un eccesso di veicoli in una determinata area e quindi si rende necessario un intervento, temporaneo o strutturale a seconda dei casi”.

L’aumentata consapevolezza, circa l’impatto del turismo sull’ambiente e sulle comunità locali, ha portato alla necessità di sviluppare competenze specifiche tra gli operatori del settore, al fine di promuovere pratiche che rispettino e valorizzino il patrimonio naturale e culturale dei territori. In questo contesto, la formazione diventa un pilastro fondamentale per garantire che lo sviluppo turistico sia non solo economicamente vantaggioso ma anche ecologicamente sostenibile e socialmente equo.

“Il primo corso su Turismo Sostenibile in Area Marina Protetta (TuSAMP) organizzato dal Parco Nazionale del Gargano in collaborazione con il Dipartimento di Economia, Management e Territorio dell’Università di Foggia e la SISTUR Società Italiana di Scienze del Turismo e finanziato dal Ministero della Transizione Ecologica, è stato un esempio emblematico di come la formazione possa essere impiegata per affrontare queste sfide – spiega il Prof. Pasquale Pazienza – l’intento del master era fornire agli addetti ai lavori delle Isole Tremiti, autentico tesoro di biodiversità e incanto paesaggistico, gli strumenti adeguati per affrontare la complessità di una gestione turistica sostenibile. Il focus è stato posto su tematiche quali la gestione economica delle strutture alberghiere e l’offerta turistica nell’ambito insulare, mirando simultaneamente alla protezione dell’ambiente marino e alla valorizzazione dei beni culturali del territorio. Attraverso un mix di lezioni teoriche e laboratori pratici, i corsisti hanno potuto approfondire le loro conoscenze e sviluppare competenze mirate, essenziali per l’attuazione di strategie di turismo etico che salvaguardino la singolarità dell’Area Marina Protetta. Il successo del programma TuSAMP ha evidenziato l’urgenza di puntare su progetti formativi che preparino i professionisti a essere agenti di cambio per un turismo che, oltre a generare vantaggi economici, contribuisca alla preservazione degli ecosistemi e al benessere delle comunità locali. Questo approccio olistico segna un percorso fondamentale verso il futuro del turismo sostenibile, assicurando che le meraviglie come le Isole Tremiti rimangano accessibili alle future generazioni, bilanciando lo sviluppo con la tutela dell’ambiente”.

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