Cupi i tempi in cui l’odio diventa azione politica. E la storia è lì a dimostrarlo, a raccontarlo. Il Presidente Attilio Fontana è nel mirino dell’odio, quello con un colore politico ben chiaro, avvallato anche da chi per anni ci ha
inondato di richiami al “post-ideologismo” (stampa, classe politica e non solo). C’è un clima d’odio contro una Regione (contro un modello, che – badate bene – non è la sua classe politica, ma il suo tessuto economico-produttivo, sociale, le sue intelligenze, il suo apparato pubblico) e c’è un pericolo violento contro chi, in questo momento, rappresenta l’Istituzione regionale.
Da “Fontana Assassino” alle minacce recapitate alla famiglia, passando per i tanti – troppi – messaggi intimidatori sui social. E poi ci sono rappresentanti delle istituzioni che, sul fuoco dell’odio, soffiano da tempo. E non sono pochi e non solo coloro che hanno, visibilmente, i volti gonfi di eccitazione (hanno visto per la prima volta la maggioranza in Regione in difficoltà, a causa di un virus imprevedibile, e hanno colto un’opportunità- squallida- politica). Anche coloro che con misurata attenzione spandono consigli e giudizi e con innata tranquillità hanno provato, in questi mesi, a cercare errori sugli orrori creando, nell’immagine collettiva, un mostro da scacciare, da sconfiggere.
Quelli che sono passati da “i morti nelle rsa sono sulla vostra coscienza” a “la zona rossa non l’avete voluta” a “non volete curare i malati”. Quello che, con disinvolta violenza verbale, parlano di “radicalizzare lo scontro politico” o dichiarano che “i cimiteri sarebbero ancor più pieni se avesse governato il centrodestra”. Espressioni indegne. Pronunciate da rappresentanti di istituzioni democratiche è anche peggio. La democrazia è un sottile equilibrio che si compone anche di responsabilità. Utopico pensare che nel momento più difficile dal dopoguerra, uno spiccato senso di responsabilità possa essere anche solo considerato da chi si trova, pro tempore, a rappresentare i cittadini italiani? L’odio è stato costruito e occorre il coraggio di dire che ci sono dei mandanti politici, senza se e senza ma. Bene ha fatto il mio amico Alan Rizzi a denunciare le affermazioni (peraltro ripetute) da Majorino.
Post di Oscar Strano
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