Un abisso tra la supponenza di Sala e l’umanità di Pillitteri

Milano

Testa alta, gesti decisi, parole determinanti, piglio da vincente. Così Sala si presenta in ogni occasione e un coro di assenso e di celebrazione sembra prostrato nella sua scia. Sala è il leader indiscusso dei suoi sogni, da lui e come vuole lui il Pd avrà un futuro riformato e non è detto che sia riformista. Anzi. Per la conoscenza approssimativa della storia e filosofie che sottendono i movimenti politici, un bagno di realtà e di umiltà sarebbe utile. Ma in quel disegno mentale di una rivisitazione del socialismo e di un superamento della sinistra ancora imbrigliata e senza slanci innovativi, le sue idee paiono una proposta per andare a Palazzo Chigi. “Intanto, sembra dire, teniamoci la vetrina come Sindaco di Milano, spariamo contro il becero Centrodestra, parliamo con Grillo che potrà essere utile.” Non si sente un alito di umanità per una città esemplare, per una città che amministra “tirando dritto” osservando molto da lontano le sue ferite.

Paolo Pillitteri, già sindaco di Milano e innamorato della città, in un’intervista a Il Giornale dà la misura del suo impegno e del suo amore. (E spero che si possa ancora parlare d’amore senza retorica) «A Roma ci sono ministri e cardinali, ma a Milano fare il sindaco è una cosa grande…Ti riempie di soddisfazione, è questo è ovvio. Ma solo perché devi avere il desiderio di poter fare delle cose. Deve essere una missione laica. Ecco, una missione laica…Bisogna far scomparire le appartenenze politiche…Io vengo dalla socialdemocrazia, ho amministrato con Pci, Dc, Psi, ma quello che conta è aver fare con uomini che condividono con te un sogno. E per questo tirano fuori il meglio di loro stessi. Alla fine ti accorgi della loro qualità».E i cittadini?«Devi imparare a conoscerli per poter risolvere i problemi. Penso anche a Carlo Tognoli o a Gabriele Albertini che è stato un buon sindaco»   È un mestiere difficile«Certamente si fanno cose buone e magari anche errori. Ma avere la sensazione di poter dare una risposta, è la cosa più bella che ti possa capitare se occupi quel posto».E Sala?«Gli voglio consigliare di non affaticarsi a cercare cose astratte. Le cose importanti sono semplici nella loro complessità. Anzi, sono complesse proprio perché sono semplici. Lasci stare il socialismo». Al lettore il compito di riflettere

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