Milano 11 Novembre – A Palazzo della Ragione apre la mostra fotografica “Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia. ITALIA INSIDE OUT”. A partire da Henri Cartier-Bresson, lo sguardo dei più celebri fotografi del mondo, da List a Salgado, da Newton a McCurry, costruisce il racconto affascinante di una Italia necessaria alla storia della fotografia con oltre 200 immagini. Per raccontare come i grandi fotografi internazionali hanno visto l’Italia in quasi ottant’anni, la mostra è divisa in sette aree tematiche, all’interno delle quali si sviluppa una storia indiretta della fotografia e dell’evoluzione dei suoi linguaggi.
A Henri Cartier-Bresson, indiscusso maestro e al suo lavoro sull’Italia è affidato il cuore della mostra e il compito di introdurre il primo itinerario fotografico attraverso 20 fotografie dagli anni ’30 in poi che, assieme a quelle di altri 35 autori, contribuirà a restituire l’”immagine” del nostro Paese visto con l’obiettivo dei più grandi fotografi internazionali.
Il lungo viaggio in Italia inizia con un suo autoritratto del 1933: il suo sogno umanista di fermare il tempo, di cogliere il momento decisivo nel flusso in divenire della realtà influenzerà la fotografia di tutto il mondo e sarà adottato da generazioni di fotografi.
Dopo Cartier-Bresson, e il suo viaggio di circa trent’anni, il reportage di Robert Capa al seguito delle truppe americane durante la Campagna d’Italia del 1943, segue l’elegante rilettura del mondo della fede affrontato da David Seymour e il fascino che un’Italia minore esercita su Cuchi White; la visione umanista si stempera nelle luci del racconto di Herbert List o nella destabilizzazione della visione di William Klein che entra nel provocatorio racconto di Roma del 1956. Infine Sebastião Salgado che, con la consueta capacità di rileggere la realtà degli uomini, racconta l’epopea degli ultimi pescatori di tonni in Sicilia.
Si passa alla fascinazione per la fotografia in bianco e nero nella quale la narrazione si allontana dal reportage ma conserva la poesia della visione classica: è il viaggio di Claude Nori che ripercorre le strade dei ricordi sul litorale adriatico alla ricerca di radici familiari ma è anche l’inedita visione della capitale di Helmut Newton che in “72 ore a Roma” ricrea una passeggiata notturna nel centro monumentale della città
Le nostre città d’arte e cultura diventano terreno di interpretazione e di sperimentazione dei molti linguaggi che la tecnologia contemporanea offre oggi alla fotografia. Abelardo Morell crea visioni nelle quali interni ed esterni si sommano, Gregory Crewdson riscopre la fotografia in bianco e nero per interpretare Cinecittà, Irene Kung ricrea un’atmosfera onirica per ritrarre i monumenti del passato e del presente di Milano.
Il quarto itinerario, affidato ad autori che utilizzano quello che per consuetudine viene definito “linguaggio documentario”, vede Paul Strand che con Cesare Zavattini ha realizzato una delle più straordinarie opere dedicate alla realtà contadina: Un Paese del 1953. Strand, attraverso ritratti, still life e paesaggi conserva la storia di un piccolo centro emiliano, Luzzara.
A cinquant’anni di distanza Thomas Struth ritrae il centro storico di Milano e Joan Fontcuberta si dedica ai gabinetti delle curiosità dei Musei scientifici di Bologna e di Reggio Emilia.
Il Grand Tour continua toccando una fotografia più disturbante, quella dei disagi esistenziali e degli scempi architettonici di Art Kane, che progetta immagini-sandwich dedicate alla salvezza di Venezia e di Michael Ackerman che racconta in una lunga sequenza un doloroso incontro napoletano.
Fanno da contraltare a queste immagini autori che rileggono il nostro Paese con sguardo positivo: Joel Meyerowitz racconta le luci magiche della Toscana e arricchisce le sue immagini con il contributo poetico di Maggie Barret; Steve McCurry, a Venezia, è affascinato dall’alchimia estetica che si crea tra le persone e l’ambiente e Martin Parr, sulla costiera Amalfitana, gioca con l’immagine dei turisti che si dedicano a ritrarre se stessi sullo sfondo di straordinari paesaggi.
Chiude il percorso espositivo la narrazione autobiografica: Nobuyoshi Araki, anche lui affascinato daVenezia, si fotografa con le maschere del carnevale e racconta i suoi incontri. Sophie Zénon ripercorre la storia della sua famiglia, costretta a emigrare, affiancando i ritratti dei suoi nonni ai loro luoghi di provenienza e infine Elina Brotherus e i suoi autoritratti nel paesaggio che si ricollegano all’inizio del nostro itinerario allo stupefacente e modernissimo autoritratto di Henri Cartier-Bresson che ha dato il via a questo lungo viaggio.
Informazioni: 0243353535 – www.

Laurea Magistrale in Lettere Moderne. Master in Relazioni Pubbliche.
Diploma ISMEO (lingua e cultura araba). Giornalista. Responsabile rapporti Media relations e con Enti ed Istituzioni presso Vox Idee (agenzia comunicazione integrata) Milano.