“Assistiamo ormai da mesi a un rincorrersi di distinguo e smarcamenti dall’attuale sindaco Sala, vittima politica sacrificale volontaria, da parte del PD e da parte dei suoi assessori o ex assessori candidati a fare i sindaci di Milano nel 2027. Anche oggi Majorino continua la sua campagna elettorale e il vicesindaco Scavuzzo gli arranca dietro.
Ci chiediamo in molti quanto Milano possa reggere il tentativo continuo di smarcarsi da sé stessi e da un’amministrazione alla quale tutti loro hanno partecipato che ha portato Milano sull’orlo del precipizio sociale, sulla cui tenuta ormai si combatterà una campagna elettorale esistenziale nel 2027. Dobbiamo veramente sopportare per oltre un anno questi nauseabondi tentativi di autoassolversi nel non aver saputo capire e comprendere la città negli ultimi 15 anni?
E ora che la città agonizza assistendo all’evaporazione sistematica di tutta la working class espulsa dalla loro Milano, quel ceto medio che manda avanti anche e soprattutto i servizi essenziali dai quali non possono prescindere nemmeno i salottieri radical che li votano, tentano di sottolineare ‘visioni opposte’, ‘opinioni diverse’ e la ormai nota ‘discontinuità’ dall’attuale amministrazione. Nel frattempo i problemi irrisolti ribollono: dalla mobilità ormai asfittica e priva d’idee, ad un piano casa senza case, alla manutenzione degli edifici di edilizia popolare e scolastica su cui è meglio sorvolare, su di un urbanistica fuori controllo, sulla vendita dello stadio che non è ancora un capitolo chiuso e di una salute ambientale e del verde che è sempre peggio e senza soluzioni serie.
Milano può permettersi di aspettare i cinici comodi di chi nei prossimi mesi farà campagna elettorale per sé sulla pelle dei cittadini senza dedicarsi a tempo pieno a risuscitare una città che hanno contribuito ad atterrare? Abbiano il coraggio di assumersi la responsabilità di quanto fatto e la smettano di negare ‘di esserci stati’ fino ad oggi, anche perché 15 anni sono lunghi per sostenere di non aver avuto abbastanza tempo. Ai milanesi serve cambiare capitolo o anzi meglio cambiare libro”.
Lo dichiara Riccardo Truppo, capogruppo Fdi a Palazzo Marino.
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I milanesi sono recidivi e ottusi. Si lamentano ma non comprendono la parola cambiamento. Vivono di luoghi comuni sulle oramai ideologie preistoriche politiche di destra e di sinistra. Questo referendum difatti ne sarà un esempio palese: una maggioranza a favore del no a conferma delle ottuse posizioni degli ancora tanti sinistroidi che evidenziano, purtroppo, che non hanno assolutamente capito niente sullo scopo del referendum, dimostrandosi appunto ottusi e pappagalli.
Continueranno a lamentarsi, a criticare, a essere scontenti… ma alla fine resteranno sempre sulle stesse posizioni..