Addio a Umberto Bossi: si è spento a Varese, all’età di 84 anni, il fondatore della Lega

Lombardia

Figura iconica che ha ridisegnato i confini della politica italiana negli ultimi quarant’anni.

Con la sua scomparsa, l’Italia perde il “Senatùr”, l’uomo che ha trasformato il sentimento di appartenenza territoriale in un movimento di massa, portando le istanze del Nord nel cuore del Palazzo.

Il cordoglio di Matteo Salvini

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha affidato ai social un commosso ricordo nel giorno della Festa del Papà:

“Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato. Ciao, Capo. A Dio.” Per onorare la memoria del fondatore, Salvini ha annullato tutti gli impegni istituzionali previsti per domani, rientrando immediatamente a Milano.

Una vita tra provocazione e governo

Umberto Bossi, nato a Cassano Magnago, ha vissuto una giovinezza eclettica prima di dedicarsi totalmente alla politica. Dopo aver accantonato gli studi in Medicina, fu influenzato dalle tesi federaliste di Bruno Salvadori. Nel 1989 fondò la Lega Lombarda, distinguendosi subito per i toni duri e i comizi dirompenti contro l’immigrazione e il centralismo romano.

La sua carriera è stata segnata da concetti e battaglie che sono entrati nel linguaggio comune:

  • “Roma ladrona”: lo slogan contro lo spreco di denaro pubblico.

  • Il “celodurismo”: termine diventato da vocabolario per descrivere la sua radicalità intransigente e spesso volgare.

  • La Padania: il sogno della secessione che ha guidato i suoi primi anni di lotta.

Il rapporto con le istituzioni e gli alleati

Nonostante il ruolo di “Attila della politica” (come lo definì Gianfranco Fini), Bossi è stato un pilastro dei governi di centrodestra. Il suo nome resta legato alla Legge Bossi-Fini sull’immigrazione e al sodalizio complesso con Silvio Berlusconi, del quale è stato prima fiero oppositore e poi fedele alleato e amico.

Sotto la presidenza del Cavaliere, ha ricoperto due volte l’incarico di Ministro:

  1. Riforme istituzionali e Devoluzione (2001-2004).

  2. Riforme per il Federalismo (2008-2011).

Gli ultimi anni e la salute

La sua parabola politica subì una brusca frenata nel 2004 a causa di un grave malore, che ne limitò le apparizioni pubbliche ma non l’aura di leader carismatico. Nel 2019, ha ricevuto la grazia dal Presidente Sergio Mattarella per la condanna per vilipendio a Giorgio Napolitano, episodio che riassumeva perfettamente il suo stile comunicativo senza filtri. Oggi il “popolo leghista” saluta l’uomo che, nel bene e nel male, ha costretto l’Italia a fare i conti con le sue radici e con l’idea di federalismo.

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