Amazon a processo a Milano: l’accusa è di evasione per 1,2 miliardi

Milano

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Amazon Eu Sarl e quattro dei suoi dirigenti. L’ipotesi di reato riguarda una presunta evasione fiscale da 1,2 miliardi di euro avvenuta tra il 2019 e il 2021. Al centro dell’inchiesta ci sono la gestione dei venditori extra-Ue e l’utilizzo di algoritmi che, secondo l’accusa, non avrebbero integrato i necessari controlli fiscali.

Il ruolo degli algoritmi e della logistica predittiva

L’indagine, coordinata dal pm Elio Ramondini e condotta dalla Guardia di Finanza, si focalizza sul funzionamento del marketplace. Secondo gli inquirenti, i sistemi di machine learning e gli algoritmi di logistica predittiva usati per gestire ordini e spedizioni sarebbero stati progettati esclusivamente per l’efficienza operativa.

L’accusa sostiene che tali strumenti abbiano operato ignorando gli obblighi fiscali e doganali europei. Un dettaglio rilevante emerso dalle indagini riguarda inoltre i dati dei venditori, che risulterebbero archiviati su server situati a Bangalore, in India, rendendo più complesse le verifiche delle autorità.

Il nodo dei venditori extra-Ue e l’Iva non versata

Il cuore del problema risiede nel commercio di prodotti provenienti da paesi fuori dall’Unione europea (spesso dall’Asia). La Procura stima che circa l’80% dei venditori sul marketplace di Amazon sia extra-Ue.

Amazon, in qualità di gestore della piattaforma, avrebbe dovuto comunicare al fisco i dati identificativi di questi operatori e delle loro transazioni per garantire il corretto versamento dell’Iva. Secondo la ricostruzione, nel solo 2019 sarebbero state omesse o comunicate in modo incompleto le identità di oltre 31.600 fornitori.

L’accordo con l’Agenzia delle Entrate e gli altri filoni d’indagine

Nonostante Amazon abbia già siglato un accordo con l’Agenzia delle Entrate a dicembre 2025, versando 527 milioni di euro per chiudere il contenzioso amministrativo, la Procura di Milano intende procedere sul piano penale. Il versamento, infatti, non sanerebbe le contestazioni relative al sistema che ha permesso il mancato pagamento dell’Iva da parte dei venditori terzi.

Parallelamente, Amazon è nel mirino per altri due filoni investigativi:

  • Contrabbando: legato all’importazione di merci dalla Cina senza corrette dichiarazioni doganali.

  • Stabile organizzazione occulta: l’ipotesi che alcune attività operative siano svolte stabilmente in Italia pur essendo formalmente attribuite a sedi estere.

La replica della società

Amazon respinge con fermezza ogni accusa, definendo il procedimento penale “infondato”. L’azienda ha sottolineato il proprio ruolo di grande investitore in Italia, con oltre 25 miliardi di euro investiti e 19.000 dipendenti diretti, ribadendo la volontà di difendersi in sede giudiziaria dopo aver già mostrato spirito collaborativo con l’intesa raggiunta con il fisco.

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