Il clima a Palazzo Marino si fa incandescente sulla gestione delle inchieste urbanistiche che stanno paralizzando lo sviluppo della città. I consiglieri di centrodestra hanno scelto di dare un segnale forte trasformando l’aula in una platea di protesta, esponendo cartelli con lo slogan “via Fauché la resa della sinistra” e scandendo a gran voce la parola “discontinuità”. Al centro della contestazione non c’è solo l’ordine di demolizione del cantiere in zona Sempione-Cenisio, ma una critica profonda a come l’amministrazione comunale sta gestendo le conseguenze delle indagini della Procura, motivo per cui l’opposizione ha ufficialmente preteso una seduta straordinaria del Consiglio dedicata interamente al tema.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Riccardo Truppo, ha guidato l’affondo definendo una vera e propria vergogna il fatto che il Comune abbia ordinato l’abbattimento del palazzo di via Fauché liquidandolo come un semplice atto dovuto. Secondo l’opposizione, questa decisione è il simbolo di una politica che non vuole farsi carico delle proprie responsabilità. Truppo ha incalzato la giunta chiedendo che Palazzo Marino ammetta finalmente le proprie colpe politiche per aver trascinato Milano in un caos senza precedenti, sollevando il dubbio inquietante che questo possa essere solo il primo di una serie di abbattimenti che colpiranno tutti gli stabili oggi sotto inchiesta.
La tensione politica si intreccia con il dramma sociale delle “Famiglie Sospese”, il comitato di cittadini che hanno investito i propri risparmi in case ora bloccate e che chiedono al Comune non solo solidarietà, ma una strategia condivisa che dia certezze a chi è rimasto prigioniero della burocrazia e delle sentenze. Il centrodestra ha fatto proprie queste preoccupazioni, accusando la maggioranza di nascondersi dietro tecnicismi legali per non affrontare il fallimento politico della propria visione urbanistica.
Dal canto suo, la maggioranza ha tentato di smorzare i toni attraverso la capogruppo del Pd, Beatrice Uguccioni, la quale ha spiegato che l’ordine di demolizione in via Fauché 9 non è una scelta discrezionale ma una conseguenza inevitabile di una sentenza giudiziaria già emessa. Difendendo l’operato dell’amministrazione, Uguccioni ha sottolineato come la giunta si sia già attivata con tavoli specifici per supportare i cittadini coinvolti, ribaltando poi l’accusa verso il livello nazionale e lamentando il silenzio del governo che, in quanto organo legislativo, avrebbe il potere di intervenire sulle norme per risolvere lo stallo milanese.
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