Riccardo Chailly apre la Fisarmonica alla Scala

Riccardo Chailly apre la stagione 2026 della Filarmonica della Scala il 26 gennaio, tra grandi ritorni e nuove stelle

Cultura e spettacolo

La quarantiquattresima Stagione di Concerti della Filarmonica della Scala si inaugura lunedì 19 gennaio 2026 nel segno della continuità e dell’ambizione internazionale.

Sul podio, come da tradizione, Riccardo Chailly, che celebra undici anni da direttore principale e apre il cartellone con un programma emblematico della sua collaborazione con l’orchestra: il Concerto per pianoforte n. 3 di Sergej Prokof’ev e la Sinfonia n. 4 di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Il concerto segna il debutto stagionale di Alexandre Kantorow, primo pianista francese a vincere il Concorso Čajkovskij nel 2019, oggi considerato tra gli interpreti di riferimento della sua generazione. Il repertorio russo, cifra distintiva del percorso di Chailly con la Filarmonica, torna così al centro di una stagione che guarda tanto alla tradizione quanto al rinnovamento.

La Quarta Sinfonia di Čajkovskij, che Chailly torna a dirigere dopo sette anni, viene proposta come una vera e propria “confessione musicale dell’anima”: un’opera segnata dalla crisi personale del compositore, costretto ad abbandonare la Russia, e che restituisce una tensione emotiva ancora oggi di forte impatto. Il concerto inaugurale sarà replicato nella tournée europea di marzo, con tappe nelle principali sale del continente, dalla Philharmonie de Paris al Konzerthaus di Vienna, confermando il ruolo della Filarmonica come ambasciatrice stabile della musica italiana all’estero.

Dal 2015, anno della sua nomina, Riccardo Chailly ha diretto oltre 200 concerti con la Filarmonica, più di 120 dei quali fuori dall’Italia. Un lavoro che ha contribuito a consolidare l’identità artistica dell’orchestra e a rafforzarne il prestigio internazionale, rendendola una presenza costante nei maggiori circuiti sinfonici europei. Il cartellone 2026 si distingue anche per l’attenzione alle nuove generazioni di interpreti. Tra le direttrici più attese spicca Marie Jacquot, sul podio il 25 maggio: specialista del repertorio contemporaneo e novecentesco, già assistente di Kirill Petrenko alla Bayerische Staatsoper, oggi direttrice principale del Royal Danish Theatre e della WDR Symphony Orchestra. A Milano propone un programma dedicato al romanticismo tedesco, affiancata dal violista Antoine Tamestit nel Concerto per viola di William Walton.

Ampio spazio è riservato ai debutti solistici. L’11 maggio arriva alla Scala la violinista spagnola María Dueñas, classe 2002, astro nascente della scena internazionale, già vincitrice di concorsi come Menuhin e Spivakov e sotto contratto esclusivo con Deutsche Grammophon. Per il suo esordio sceglie una strada non convenzionale, interpretando il Concerto per violino di Erich Wolfgang Korngold con la Tonhalle-Orchester Zürich diretta da Paavo Järvi.
Tra le protagoniste della stagione anche la coreana Bomsori Kim, impegnata il 9 novembre nel Concerto n. 2 di Henryk Wieniawski, e il finlandese Santtu-Matias Rouvali, alla sua prima apparizione scaligera, con la Sinfonia n. 1 di Jean Sibelius. Un’accoppiata che unisce virtuosismo solistico e una nuova idea di direzione, basata sul dialogo diretto con l’orchestra.
Grande attesa infine per il debutto scaligero di Augustin Hadelich, tra i violinisti più richiesti al mondo secondo Bachtrack, che il 18 ottobre interpreta il Concerto di Sibelius sotto la direzione di Riccardo Chailly.

La stagione non rinuncia alla musica contemporanea: il 25 ottobre segna la prima esecuzione italiana del Concerto per trombone Yericho di Samy Moussa, con il direttore Gustavo Gimeno e il trombonista Jörgen van Rijen, storico primo trombone del Concertgebouw di Amsterdam. Accanto alle nuove voci, tornano i protagonisti storici della Filarmonica: Myung-Whun Chung con Beethoven e BrahmsFabio Luisi con Janine JansenLorenzo Viotti con la Settima di Šostakovič e Michele Mariotti con un programma che attraversa StravinskijMozart e Debussy.
Il messaggio è chiaro: la Filarmonica della Scala non si limita a custodire una tradizione, ma la usa come leva per restare centrale nel panorama musicale europeo. Questa è la chiara scelta artistica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.