“Ci si nota di più se non votiamo il Salva Milano, o se lo votiamo facendoci supplicare da Sala?”. Questo dubbio epocale ha tenuto banco nella relazione tossica tra il PD e Sala per settimane. Finalmente siamo arrivati a un punto definitivo: il PD meneghino impegnerà il Sindaco e la Giunta a cercare di convincere il PD romano a votare il Salva Milano. Fermiamoci tutti un istante a riflettere su questo ordine del giorno. Il più grande partito di maggioranza a Milano, su esplicita richiesta e supplica de Sindaco, chiederà al Sindaco di parlare con il PD nazionale (che è quello che ha bloccato l’iter in Senato) e convincerlo a votare la norma.
Sala non è del PD. Sala ci tiene a farci sapere almeno un paio di volte alla settimana che non è del PD. Pertanto il PD chiederà a uno che non del PD di convincere il PD a votare una norma che salverà il Sindaco che ha vinto le primarie di coalizione battendo Majorino. Del PD. La domanda che resta nell’aria è: ma non ci mettevate meno a farvi una telefonata? Serviva proprio un voto di consiglio comunale? A Sala, evidentemente non bastava. Lui voleva dimostrare chi comanda sotto la Madonnina. Anche a costo di spaccare la maggioranza.
Cosa puntualmente avvenuta. Europa Verde (tra le cui fila se ricordo bene Sala è pure passato) voterà contro. Giungi (PD) voterà contro. Fedrighini (un verde pure lui, ma credo di un’altra sfumatura. Di ecologia non mi intendo) anche. Poi bisognerà contare le assenze, soprattutto tra i centristi. Gira una brutta influenza in questi giorni. Se la maggioranza avesse bisogno dei voti della minoranza la situazione si farebbe politicamente insostenibile.
Certo, se la Lega non avesse un ordine del giorno virtualmente identico, sarebbe tutto molto più semplice. Ma l’intera idea del Salva Milano è di Salvini, quindi tutto sommato una ragione si trova. Cerchiamo però di capirci su due punti essenziali: nei prossimi sei mesi si dovrà discutere di Stadio. Poi arriveranno le Olimpiadi invernali. Se la maggioranza è arrivata al capolinea o Sala si dimette ora e per ora intendo prima di San Valentino, oppure i danni alla città saranno incalcolabili. Sala, non è un mistero, di dimettersi non ha nessuna voglia. Il centrosinistra non ha intenzione di provare un blitz in primavera (perché dovrebbe?). Finirà dunque tutto a tarallucci e vino.
La mozione del PD passerà, i voti della minoranza non saranno essenziali. Però. Però se così non dovesse essere la crepa sarebbe importante. E farsi due anni controvoglia alla fine di un ciclo è una cosa pericolosissima per la campagna elettorale. Ti ci giochi la testa. Quindi lunedì converrà tenere gli occhi aperti e il pallottoliere a portata di mano. Tra le palline che si muovono sulle varie stanghette potremmo intravedere il futuro di Milano.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.