Sere nere

Le sere nere di Joe e Giorgia

Attualità

I due non hanno molto in comune, salvo il fatto che nelle stesse sere si stanno giocando la sopravvivenza politica. Non è un dettaglio da poco. No, non c’è alcuno schema sotterraneo all’opera. Solo quel magnifico artefici di destini che è il Caso. Partiamo, per rispetto e anzianità, dal Presidente degli Stati Uniti.

Passo lento, rigido, busto piegato in avanti. Labbra tremule, voce bassa e roca. Non sequitur come piovesse. Questi i primi quindici minuti del dibattito per Biden. Un incubo, lo avrete letto ovunque e non intendo ripetervelo. Ma la cosa è un filo più complessa di così. Prima di tutto, il vero problema non è la voce e non sono le labbra. Sono le risposte. Vuote. Deboli. Il passo forse conta più di tutto, ma il resto non è meglio. È il ritratto della senilità. Dolce, se volete, ma debole. Si dirà: Trump ha mentito a nastro. Anche lo avesse fatto: da un politico cosa vi aspettavate, di preciso?

Trump ha dimostrato forza e forse violenza. Si è contenuto, a stento, quando doveva. Poi è stato solo attacco da parte sua. Un attacco duro, durissimo. A cui ha fatto seguito una risposta che, presa da sola, era anche forte (“andavi a letto con una pornostar quando tua moglie era incinta, questo è un comportamento da gatto randagio”), ma che nel complesso sembrava recitata. E soprattutto dava, ancora una volta, un’area di gioventù all’avversario. Dirà qualcuno: per Biden è finita. No, niente affatto.

Il Partito Democratico è perso nella propria inerzia e Biden, ad oggi, non molla. Domani è un’altra sera. Nera, probabilmente.

Cambio scena: interno notte. Consiglio Europeo. Giorgia è sola. Persino Orbàn non la segue. È la fine del centrodestra Europeo, che, spiace dirlo, è esistito solo nella campagna elettorale italiana. In Europa le toccherà un commissario e dovrà passare le forche caudine del Parlamento. Dove Fitto rischia di fare la fine di Buttiglione. Al momento l’unica carta spendibile è Tajani, ma per lei sarebbe uno smacco enorme. In patria una cosiddetta inchiesta inchioda i giovani del suo partito (con l’Ordine dei Giornalisti che non si sa davvero cosa esista a fare).

Al momento del massimo successo i nemici sono ovunque. Lo abbiamo visto nel 2019 con Salvini e la tentazione Papeete. Nel 2014 con Renzi che iniziava a preparare la riforma Costituzionale. E purtroppo anche nel 2009 con i menu delle cene in stampa. È adesso che i leader rischiano di più. Un po’ perché sono persone. Un po’ perché sono persone di potere. Ma le sere nere per la premier potrebbero essere solo all’inizio.

Joe e Giorgia non potrebbero essere più diversi. Ma cosa conta la diversità sotto il manto nero della notte?

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