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I cambiamenti climatici cambieranno il turismo globale?

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Il cambiamento climatico è la sfida più importante del nostro secolo perché influenza profondamente l’economia e il settore del turismo si trova in prima linea dinanzi a questi cambiamenti.

“Credo che avere la Terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare” – scriveva Andy Warhol. “La bellezza salverà il mondo” affermava il principe Miškindi Dostoevskij.  Noi vorremmo poter sperare che l’amore salverà la Bellezza del nostro Pianeta.

Secondo i dati emersi da Copernicus, programma dell’Unione Europea dedicato all’osservazione della Terra e al suo stato di salute, i dati sono catastrofici: il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato dal 1850, ovvero quando sono iniziate le prime rilevazioni, con un aumento di quasi di 0.60°C rispetto alla media dell’ultimo trentennio e, soprattutto, di 1.48°C rispetto al livello preindustriale del 1850-1900.

Abbiamo già varcato quel limite massimo di 1.5°C che si erano dati i governi nel famoso Accordo di Parigi nel 2015, limite oltre il quale le conseguenze del cambiamento climatico si aggraverebbero in modo irreversibile.

Vlad Sokhin, Ameria,11anni, della tribù Inupiat sulla riva dell’Oceano Artico a Barrow (Alaska, Usa 2016).

Mauro Facchini, Capo dell’Osservazione della Terra per l’Industria della Difesa e lo Spazio della Commissione Europea, ha commentato: “Sapevamo, grazie al lavoro del programma Copernicus per tutto il 2023, che non avremmo ricevuto buone notizie. Ma i dati annuali qui presentati forniscono un’ulteriore prova del crescente impatto dei cambiamenti climatici. Le temperature del 2023 superano probabilmente quelle di qualsiasi periodo degli ultimi 100.000 anni.”

Secondo il rapporto Global Climate Highlights 2023 lo scorso dicembre ha segnato il record come il dicembre più caldo a livello globale, con una temperatura media di 13,51 °C, ben 0,85 °C sopra la media del periodo 1991-2020 e 1,78 °C al di sopra dei livelli preindustriali. Il 2023 ha anche segnato un anno eccezionale per il ghiaccio marino antartico, che ha raggiunto estensioni minime record in 8 mesi dell’anno. Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e metano hanno raggiunto nuovi massimi nel 2023, con un aumento rispettivamente di 2,4 ppm e 11 ppb rispetto all’anno precedente. Gli eventi climatici estremi, come ondate di caldo, inondazioni, siccità e incendi, sono stati frequenti, con un aumento del 30% delle emissioni di carbonio dagli incendi boschivi rispetto al 2022, principalmente a causa degli incendi in Canada.

Ça va sans dire che il cambiamento climatico è la sfida più importante del nostro secolo perché influenza profondamente tutta l’economia globale e il settore del turismo si trova in prima linea dinanzi a questi cambiamenti.

Il turismo è un settore economico significativo: in Europa rappresenta circa il 5% del PIL e il 13% in Italia.   L’istituto europeo di statistica Eurostat ha stimato che il numero dei pernottamenti presso strutture ricettivo-turistiche nel 2023 è stato di 2,92 miliardi, vale a dire l’1,6% in più del 2019. Significa per il settore un nuovo record. Il contributo maggiore alla crescita arriva da un aumento dei pernottamenti dei turisti extra Ue (+146 milioni) e in misura minore da un aumento dei pernottamenti dei turisti autoctoni (+25 milioni). I turisti provenienti da Paesi non Ue hanno rappresentato il 46% del dato dei pernottamenti del 2023 (in periodo pre-Covid, era il 47%). In dieci anni i pernottamenti turistici sono cresciuti del 25% (nel 2013 erano stati 2,33 miliardi). Nella classifica 2023 per Paese, in testa sono Malta e Cipro, con una crescita dei pernottamenti superiore al 20%; in Slovacchia, Lettonia, Bulgaria, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania e Grecia la crescita è stata superiore al 10%. In termini assoluti, l’aumento maggiore dei pernottamenti è stato osservato in Germania (+32,8 milioni di pernottamenti) e Spagna (+32,3 milioni di pernottamenti). Riguardo al tipo di pernottamento, la tipologia alberghiera ha la parte del leone (63% del totale); è stato trascorso in campeggio il 13% delle notti dei turisti.

CONSELICE, ITALY Tuttavia, il cambiamento climatico sta iniziando a ridefinire il panorama turistico, con implicazioni profonde per le destinazioni, le economie e le comunità che dipendono da questo settore.

“La tematica relativa allo sviluppo e alla sostenibilità è al centro del dibattito politico, sociale ed economico ormai da diversi anni e lo è ancor di più oggi di fronte alle prime tangibili evidenze dei cambiamenti climatici–scrive Francesca Petrei ricercatrice ISTAT(Direzione delle statistiche ambientali e territoriali)su TURISTICA, rivista di riferimento della SISTUR Società Italiana di Scienze del Turismo– il concetto di sviluppo sostenibile,  teorizzato per la prima volta nel 1987 nel Rapporto Brundtland dalla World Commission on Environment and Development delle Nazioni Unite, definisce  sviluppo sostenibile uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Concetto che ha avuto la sua diffusione su scala mondiale dopo la “Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo” (UNCED) tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. L’obiettivo, in questa storica occasione, fu quello di pianificare strategie ed elaborare politiche di riequilibrio ambientale, sociale ed economico affinché si potesse cominciare a rallentare lo stato di degrado dell’intero pianeta.

Proprio durante quella conferenza venne istituita l’Agenda 21, rappresentando il primo schema operativo dedicato al progresso sostenibile e alla tutela dell’ambiente per il ventunesimo secolo. Questo approccio, che amalgama le dimensioni ambientali, economiche e sociali, ha posto le fondamenta per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati successivamente nell’Agenda 2030. L’Agenda 2030, un piano d’azione ancora in atto, è stata adottata nel 2015 dai governi dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, includendo 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) che tutti i paesi firmatari si impegnano a conseguire entro il 2030.

“Il turismo sostenibile pone l’accento sull’importanza di conservare l’ambiente, un aspetto cruciale per il settore turistico dato che la valorizzazione del territorio rappresenta spesso il principale fattore in una ipotetica equazione di produzione turistica – prosegue Petrei – una destinazione che non sa esaltare le proprie qualità territoriali difficilmente diventerà un luogo di interesse turistico. Allo stesso tempo, è fondamentale che l’ambiente non solo sia preservato, ma anche accessibile alle persone, contribuendo allo sviluppo e ponendo al suo cuore l’identità culturale locale, un pilastro della sostenibilità”.

Il rapporto “Regional impact of climate change on European tourism demand”, pubblicato il 23 maggio 2023 dal Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, sottolinea l’impatto significativo del cambiamento climatico sul settore turistico, che rappresenta una quota rilevante del PIL europeo. Analizzando dati di 269 regioni europee su un periodo di vent’anni, lo studio proietta le conseguenze del cambiamento climatico sul turismo fino al 2100, considerando quattro scenari di riscaldamento globale. I risultati indicano che l’Europa meridionale, con le sue aree costiere, sarà particolarmente colpita a causa dell’innalzamento del livello del mare e dell’aumento degli eventi meteorologici estremi e negare l’evidenza non serve a nessuno, neanche a chi è in malafede, come dimostrano gli eventi catastrofici avvenuti a causa dell’eccessivo caldo l’estate 2023.

“In base agli scenari di riscaldamento di 3 °C o 4 °C – si legge nel documento del JRC – si prevedono cambiamenti significativi nei modelli di domanda per l’Europa. In uno scenario di riscaldamento globale di 4 °C i cambiamenti climatici cambieranno le sceltedei viaggiatori, non soltanto per quanto riguarda le mete, ma anche i tempi, le modalità e i costi delle vacanze, fenomeno che colpirà particolarmente sull’Italia, situata nel cuore del cosiddetto “hot spot mediterraneo”, dove gli eventi climatici estremi si verificano con una frequenza maggiore del 20%.Le previsioni indicano – oltre ad un potenziale aumento dell’attrattiva delle destinazioni settentrionali e una diminuzione di quelle meridionali – una alterazione dei modelli stagionali del turismo, rendendo meno attraenti i mesi estivi e potenzialmente migliorando le condizioni nelle stagioni intermedie e invernali.

Gli effetti maggiori si riverseranno sulle regioni costiere e insulari che, difatti, subiranno i maggiori impatti sulla domanda turistica per gli scenari di riscaldamento più elevati e a causa dei problemi di erosione costiera e della franosità.

Incendio sul Vesuvio
Incendio sul Vesuvio

In un’intervista del TG LEONARDO Fabio Matano(ricercatore CNR – ISMAR) spiega che il livello medio globale del mare è aumentato di 20 ± 5 cm tra il 1901 e il 2018, con tassi crescenti negli ultimi due decenni (IPCC, 2021). In particolare, la maggior parte delle coste europee ha subito un innalzamento del livello del mare che combinato con i processi di subsidenza includono l’aumento dell’erosione e delle frane costiere e l’inondazione e la sommersione di regioni pianeggianti lungo le coste continentali e insulari. Secondo i dati più recenti dell’ISPRA (2019) sullo stato di salute delle coste italiane relativamente ai problemi di erosione costiera e della franosità i fenomeni franosi costieri interessano principalmente le coste di Liguria, Marche, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Secondo i dati dell’European Environment Agency (2022) circa il 30% delle coste dell’Europa mediterranea risulta attualmente in erosione.

Il livello del mare è destinato ad innalzarsi ulteriormente (da 30 a 80 cm) entro il 2100 (IPCC, 2021) e pertanto l’intensità delle mareggiate potrebbe ancora aumentare, quindi sebbene circa il 75% dei 1.291 km di costa protetta con opere di difesa rigide in Italia risulta oggi caratterizzata da condizioni di stabilità e avanzamento, è necessario mantenere alta l’attenzione sui processi erosivi costieri e studiare in maniera sempre più approfondita e interdisciplinare i processi di evoluzione delle coste in modo da essere pronti ai nuovi scenari indotti dai cambiamenti climatici in corso.

Anche in questo caso da qui al 2100 è previsto un cambiamento di flusso turistico dal Sud al Nord: il documento stima che le isole greche andranno incontro a una perdita del 9% nel numero di pernottamenti, di contro il Galles occidentale dovrebbe registrare un boom turistico, con un aumento del 16%. Per quanto riguarda l’Italia le previsioni stimano perdite oltre il 5% per gli ottomila chilometri di coste, per Sicilia, Sardegna e per le 27 isole minori.

Ma non è messo meglio il turismo invernale italiano: il climatologo Luca Mercalli prevede l’impossibilità di sciare sulle Alpi entro il 2050 a causa del riscaldamento globale, sollevando questioni cruciali riguardanti il futuro del turismo invernale e l’adattamento delle comunità montane ai cambiamenti climatici. La riduzione della neve naturale e l’aumento dei costi per l’innevamento artificiale pongono sfide economiche e ambientali significative. Gli impianti di innevamento artificiale, sebbene possano prolungare la stagione sciistica, richiedono ingenti investimenti iniziali e costi operativi elevati, oltre a consumare grandi quantità di acqua ed energia, spesso provenienti da fonti non rinnovabili.

La prospettiva delineata invita a una riflessione profonda sullo sviluppo sostenibile del settore turistico, sottolineando l’importanza di considerare la diversificazione delle offerte turistiche come strategia chiave per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. In questo scenario, l’innovazione e la creatività giocano un ruolo cruciale. Le destinazioni turistiche sono chiamate a reinventarsi, esplorando nuove forme di turismo che rispettino e valorizzino l’ambiente, come il turismo esperienziale legato alla natura, il turismo culturale sostenibile e il turismo enogastronomico responsabile. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza tra i viaggiatori riguardo l’impatto delle loro scelte, incentivando comportamenti responsabili e scelte di viaggio più sostenibili.

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