Uomini al muro o ai piedi

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Jezabel è uscito nel 2022 come film venezuelano del regista Jabes rappresentando uno schema ormai consueto nel racconto mediatico. Quattro studenti benestanti vedono la loro vita, fatta di droga, sesso di gruppo e giochi vari, interrompersi di fronte all’omicidio brutale di una ragazza del gruppo. Poi viene in mente la riedizione di un’altra variante di Jézabel, quella del libro del ’36, pubblicato da noi nel 2017. Il romanzo fu uno dei successi letterari dell’ebrea ucraina Némirovsky, naturalizzata francese, convertita cattolica, cui il milieu dell’emigrazione bianca andava stretto. La Némirovsky ebbe una vita di eccessi nella felicità e nel dolore; dopo la rocambolesca fuga dai bolscevichi, brillò in una lussuosa vita di società, si elevò alla notorietà letteraria per poi precipitare, tradita da un compatriota, nemmeno 40nne ad Auschwitz, dove morì di tifo, vittima dell’Olocausto. Gli editori Esménard e Grasset, interpellati, non l’aiutarono.

Jézabel è sottilmente autobiografico. Proprio come Irène, anche Gladys, dama dell’alta società francese, è figlia di una donna bellissima; anche lei è stata una bimba messa in ombra, peso noioso per una madre dama smaniosa di libertà di donna emancipata, cui la maternità oscura e appesantisce le ali del gioco della seduzione, della voluttà, dell’esibizione raffinata. Come nemesi, anche alla figlia, Marie Thérèse, di Gladys, tocca la stessa sorte di bambolina, eterna bambina, perenne adolescente la cui trasformazione, crudele scadenzario, ricorda alla madre il passare degli anni fino alla sua morte prematura per parto negletto dalla madre che rifiutava di essere nonna. Solo se resta piccola, Gladys potrà rimanere sempre giovane, dirsi sempre trentenne.

Nata Burnera in Uruguay al primo ballo la bellezza della ragazza fresca Gladys dall’abito bianco e dalla testa bionda s’impone, non c’è uomo che non possa avere. Seguono gli uomini della sua vita; i mariti, conte Tarnovsky e Eysenach; da vedova, gli amanti, lo stesso figlio della cugina Beauchamp, poi il noto sir Forbes, Canning e l’ultimo, il conte Monti. Più dell’amore ricevuto la conquista però il desiderio dei tanti, conosciuti o meno, che la collocano in alto, la consapevolezza della propria bellezza, nella dominazione della seduzione, magia per gli uomini, invidia e ammirazione per le donne. Presa dalla vita di società e dalle libere relazioni, senza reali rapporti umani, dedita solo al mantenimento di una bellezza che va languendo e dell’ottenimento dell’ammirazione e del desiderio maschili che inesorabilmente calano, Gladys è spietata come la Jézabel celebre per la lussuria di Racine. Finché crede di poter sedurre ancora una volta, oltre l’età. Il giovane Martin, però, non cerca l’amore con lei, ma danaro; poi rivelandosi, un nipote bastardo, pretende aiuto e raccomandazioni, minacciando di svelare a tutti la parentela. Gladys, purché non ne parli al suo amante, purché non la chiami vecchia, giunge all’irreparabile e spara al giovane Martin, uccidendolo. Il romanzo comincia appunto dall’epilogo, nell’aula di tribunale dove la donna verrà condannata.

Ecco, dunque, una donna uccidere un uomo. Motivo, il più grande affronto possibile per una donna, rifiutarle il potere di seduzione che natura le ha concesso di diritto. L’autrice non prende mai le difese di Gladys ma la svela a poco a poco; la sua natura alfine s’impone e costringe a solidarizzare con lei. In tema di seduzione ed amore una donna non può mai essere colpevole fino in fondo. Infatti, il movente passionale le concede una condanna mite. Potranno ancora dire i giovanotti di passaggio, Gladys Eysenach?. È ancora bella…Dici che ci sta? Invece, la Némirovsky venne considerata a lungo colpevole oltre l’orribile fine. I suoi libri tratteggiarono sempre, nella descrizione degli ebrei, caratteristiche caricaturali giudaiche come sarebbero stati soliti fare i nazisti.

L’autrice, vista come collaborazionista, nutriva assieme alla sua famiglia, con indifferenza e leggerezza, venendo poi a pentirsene, un senso di distacco per gli ebrei comuni, lontananza accentuatasi poi dall’ottenuta cittadinanza francese e e dalla conversione al cattolicesimo. Elementi che al momento opportuno non servirono a non farla marchiare come ebrea. Il film Suite Francese di Dibb del 2015, riferito ad altra opera della Némirovsky, tratta proprio del clima collaborazionista, nella passione di una francese per un’occupante tedesco. Deuxdi Villacèque del 2015 invece è il dramma della passione di un marito per la cognatina. La Jezabel della Némirovsky, al contrario della versione venezuelana, non ha ispirato ancora il cinema. Con La casa d’argilla, invece Coen ha portato Jezabel in teatro. Oggi che la condanna dell’uomo, stupratore maschio tossico patriarcale, lo vorrebbe al muro, torna il sogno di Gladys di averlo ai propri piedi, Che delizia.

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