Indosserò le scarpe rosse e farò danzare le ballerine di Degas del mio ombrello “magico”

Società

“Ho messo le scarpe di vernice rossa, ho raccolto i capelli ricci sotto un cappello rosa, ho indossato un cappotto blu e sono andata a passeggiare, così, senza una meta, io testimone di una violenza lunga sette anni, io sopravvissuta ad un marito senza cuore, ubriaco di vino e di crudeltà. Mi aveva sposato per convenienza, mi aveva plagiata come fossi una bambola, mi aveva rubato dignità e voglia di vivere. Ma quel giorno commise l’errore di buttarmi giù dalle scale…un tonfo doloroso…la corsa in ospedale…la lunga operazione…la riabilitazione…Oggi sono zoppa e cammino con un bastone. Ho cinquant’anni e sono libera. E mi chiedo ogni giorno se la mia libertà dovesse avere obbligatoriamente un prezzo così alto”

Eleonora non dice la fatica, l’amarezza, il coraggio: ha denunciato, ha descritto il calvario di un percorso di vita d’inferno, ha rifiutato i soldi di risarcimento perché “sporchi” di disonestà. Cammina con passi brevi e lenti, un velo di rossetto a colorare la femminilità intatta, il viso intenso, di sfida.

Nella mano l’ombrello “magico di Degas”. “Un regalo di mio padre quando, piccola, sognavo di fare la ballerina. E’ un ombrello speciale che mi fa ancora sognare…con quelle ballerine dipinte, in movimento che disegnano musica e armonia. Con la grazia di una magia che apparteneva ad un’infanzia piena di candore”.

Nene

 In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne campeggiano, sui manifesti o sui volantini degli appuntamenti in programma ogni 25 novembre, le scarpe rosse, divenute ormai simbolo di questa importante ricorrenza. La prima a utilizzarle fu l’artista messicana Elina Chauvet che nel 2009, per denunciare i numerosi femminicidi che dal 1993 vengono commessi a Ciudad Juárez, una città sulla frontiera nord del Messico, ideò l’installazione ZapatosRojos: una marcia silenziosa fatta di tantissime scarpe rosse in ricordo delle donne che non ci sono più.

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