Semifinale di Champions League, buongiorno MILANO finalista, e questo lo sapevamo già.
Quello che forse nessuno aveva fretta di sapere, era QUALE delle due sponde calcistiche avrebbe festeggiato, e ora è chiaro che lo sta già facendo chi, da tempo, guardava i numeri esprimere un linguaggio sempre più eloquente per la sponda interista. Numeri che appariranno impietosi nel computo totale di stagione, riguardo le stracittadine all’ombra della Madonnina, ma che spiegano perché oggi c’è un Milan rassegnato, ancorché sportivamente leale nell’attribuire merito agli avversari per un successo costruito non in una singola partita, ma attraverso una serie di risultati ormai noti a tutti che non serve riepilogare.
Non per questo la squadra e la società rossonera debbono dimenticare né trascurare un cammino che, come per l’Inter, è risultato ben oltre le previsioni all’inizio di stagione, nonostante uno scudetto meritatamente strappato proprio ai rivali concittadini e a fine stagione (ma virtualmente ben prima) finito altrettanto meritatamente all’ombra del Vesuvio. Sia per il Milan un punto di ripartenza, per estrapolare in futuro potenzialità sicuramente superiori a quelle mostrate sul campo nell’arco del campionato. E sia per l’Inter, questo improvviso ritorno ai fasti di 13 anni prima, la prova che sul campo è di vitale importanza non solo la bravura, l’intelligenza tattica e tecnica, ma anche e non poco la determinazione, l’autostima e la volontà di inseguire i sogni con la speranza che, ogni tanto, diventino realtà. Quindi onore agli sconfitti e auguri ai vincenti, che sono saliti sull’ultimo gradino della piramide calcistica continentale e contenderanno all’avversario comunque più quotato, il diritto a rimanerci e portarsi a casa quella coppa prendendola per le orecchie.
Come interista felice, come commentatore sportivo e soprattutto come cittadino milanese, una buonanotte comunque serena a tutti, con una raccomandazione filosofica ai dirimpettai rossoneri: non è tanto debole chi cade, quanto forte chi si rialza!
