Le donne, maggioranza dei votanti, occupano il 30% delle cariche politiche. 58 ministre e 110 vice dal ‘46 hanno ricoperto incarichi di governo. Dalla Cingolani, sottosegretaria all’Industria nel De Gasperi VII del ’51 passarono 25 anni per la brevissima esperienza della Anselmi al Lavoro nell’Andreotti III ’76. Era la prima donna a capo di un dicastero importante; ne seguirono sei, la Agnelli agli Esteri nel ’95, governo Dini; la Bonino al Commercio estero nel Prodi II. Caso unico, i 3 ministeri, Sviluppo economico, Difesa ed Esteri assegnati da Renzi nel ’14 a Guidi, Pinotti e Mogherini. Infine, la De Micheli alle Infrastrutture nel Conte II. Tali promozioni di genere sono state sempre severamente punite da elettori ed elettrici. Fu una collega democratica a dire alla Pinotti, candidata parlamentare come donna devi avere il senso del limite. Dal ‘94 gli incarichi ministeriali rosa riguardano, la salute, oltre il 40%, e scuola e università, circa il 30%. Nessuna donna è mai stata eletta al Quirinale. Quella arrivata più in alto è stata la Casellati, presidentessa del Senato nel 2018, dopo la Iotti, prima in testa alla Camera nel ‘79: ma si trattava della compagna di Togliatti. Tutto questo fino all’irrompere del ciclone Meloni, prima premier nel 2022.
Donna di destra, Meloni arriva nell’Europa delle conservatrici von Lyen, Metzola e Lagard, già guidata per 16 anni dalla kanzlerin Merkel (cresciuta nella Gioventù comunista tedescorientale, sbocciata fra i cristiani occidentali). La romana prende la staffetta dalla dimessa presidente croata Grabar-Kitarović, donna di Fiume, quella che rimosse dalla presidenza il busto di Tito. L’Italia si iscrive al gruppo dei paesi con presidentesse e premier negli ultimi tre decenni, con in prima fila il blocco baltico polacco scandinavo (le estoni Kallas e Kaljulaid, la lettone Straujuma, la lituana Grybauskaite, la polacca Szydlo, la finlandese Marin, la norvegese Solberg, la svedese Andersson, la danese Frederiksen, l’islandese Jakobsdóttir), Germania, Svizzera Francia, UK, Irlanda, Polonia, Slovacchia, Croazia, Serbia, Kosovo, Romania, Turchia, Ucraina, Georgia, Malta. In Europa solo il 14,3%, dei premier, il 21,4% dei presidenti ed il 30% di ministri (il 19% nel mondo) è donna; nell’europarlamento, dove di solito prevale il milieu sinistro, lo è solo il 36%.
Il successo dell’italiana arriva dopo la crisi dell’indoamericana Kamala, prima vicepresidente Usa, che contribuisce alle défaillance della gestione sonnolenta Biden. Soprattutto arriva dopo il crollo della premier britannica Truss, protagonista del più breve mandato di sempre, 45 giorni di governo, e della peggiore sconfitta della comunità bianca, dopo la sfortunata May. La regina Elisabetta non ha fatto in tempo a subire l’onta della consegna del potere all’indiano Sunak, permessa dal vertice femminile. C’è sempre un puro che ti epura, l’ascesa delle donne è messa a rischio dall’ascesa coloured in terra bianca. Così il successo dell’italiana arriva dopo la crisi della donna del mondo politicamente corretto anglosassone. La leadership della destra in Europa, dalle Le Pen, alle Solberg, Jensen; Grybauskaite, Szydlo, James, Woods, Frensen, Festerling, Weidel, Petry, von Storch, von Sayn-Wittgenstein, Timoshenko è femminile perché il mainstream è un pericolo per la famiglia e per la maternità.
Il positivo processo dell’emancipazione è andato oltre. Le aziende vellicano le femmine al potere, più pragmatiche, più determinate, più poliedriche, più resistenti, più resilienti, a patto che sviluppino un approccio razionale, realistico e deciso. Si facciano, cioè, maschi. Fra le 40 Ad citate da Forbes, ci sono una polaccoamericana, una finnoamericana, 4 wasp, due cinesi. In Europa, la Botìn della più grande banca spagnola, Banco Santander, l’inglese Walmsley della farmaceutica GlaxoSmithKline, l’immunologa turcotedesca Türeci di BioNTech; ma neanche una italiana. Peggio in economia che in politica. Malgrado la legge Golfo-Mosca 2011 abbia imposto un terzo rosa dei posti nei board di controllo aziendale le donne nei Cda non sono aumentate oltre il 35,5% dal 5,7% e le dirigenti non oltre il 17,6% dall’11,9%. Il nuovo rolemodeling è la genitorialità condivisa, più pannolini per i padri, stesse carriere per le madri. Una genialata che coinvolge giornaliste, blogger, associazioni salotto, donne responsabili di finanza, comunicazione e personale. Esempi lampanti della cosiddetta segregazione orizzontale, il confinamento nei settori a vocazione femminile, come insegnamento, marketing, comunicazione e personale.
Ci si chiede il motivo della sconfitta delle donne di sinistra di fronte alla vittoria della Meloni. Esemplare il caso, tra operaie, ricercatrici, arcine e legambientine, della presidentessa Pd Cuppi ignorata per le candidature. Oppure della piddina Puppato; dopo la quale nessuna ha conteso più il vertice Pd, né si è candidata a sindaca di una grande città. Berlusconi aveva sdoganato in politica la signora borghese elegante e la bellona volgare, due categorie un tempo escluse dalle cozze pensose, tipo Mafai, non avvenente, non giovane e non civetta. A sinistra pagarono il fio Bindi e Turco. Dopo fece paura l’avanzata delle ocone Prestipino, Moretti, Morani, Madia, Boschi, Lorenzin, democratiche troppo berlusconiane. A destra la donna ha un vantaggio evidente; poter enunciare, urlare, anche selvaggiamente, toni forti, autoritativi, tranchant, mandatori, militareschi che a qualunque uomo non verrebbero perdonati. Un europeo non può mai permettersi l’evocazione dell’uomo forte, né una voce roca che faccia anche paura. Sia le aziende disumanizzanti, che la politica della tradizione, vogliono donne che facciano i maschi.

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca. Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021.