Parco sud, Comazzi “Gestione odierna ha portato alla svalutazione” De Corato: PD tace su costruzioni abusive nomadi

Milano

Il Parco Sud è un polmone verde attivo, nella sua enorme estensione (circa 47.000 ettari) coinvolge 60 comuni e al suo interno vengono garantite le attività agricole.

 “Oggi (ieri ndr) il Pd si erge a paladino contro la sburocratizzazione, e parla di colpo di mano in merito al progetto di legge delle modifiche alla governance del Parco Agricolo Sud Milano, pensando che dietro alla presunta esautorazione dei sindaci si celino altri interessi. Il leitmotiv che per avere il PNNR bisogna iniziare a sburocratizzare vale solo a Roma, in Lombardia, invece, bisogna sempre fare dietrologia”: lo afferma l’assessore regionale alla sicurezza, immigrazione e polizia locale, Riccardo De Corato, in merito alle dichiarazioni del vice presidente del consiglio regionale del PD Borghetti e del consigliere PD Piloni. “Mi chiedo perché non si siano mai indignati per le edificazioni abusive delle famiglie nomadi dentro il Parco agricolo Sud come oltre 20 villette con piscina a Cusago, il campo di Via Martirano o via Vaiano Valle. Aree, all’interno del parco, violentate da rifiuti e da costruzioni abusive “, conclude De Corato.

“Pur di fare sterile polemica gli esponenti lombardi di Pd e 5Stelle negano la realtà, facendo finta di non vedere che la gestione del Parco Sud, in capo a Città Metropolitana, fa acqua da tutte le parti e ha portato alla svalutazione di un’area di grande importanza per il nostro territorio”: lo afferma Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. “Il progetto di legge di Regione Lombardia – prosegue – è nato col preciso obiettivo di dare nuovo slancio al Parco, rendendo protagonisti i Comuni. Regione Lombardia raddoppierà il suo finanziamento, arrivando a stanziare quasi 700.000 euro per la gestione del Parco: per la cronaca, oggi il Comune di Milano ne stanzia 35.000 circa, facendo pesare i costi sui comuni dell’hinterland. Da troppi anni – prosegue l’azzurro – quello che dovrebbe essere il “polmone verde” del nostro territorio e un importante motore dell’economia agricola – è pressoché abbandonato a se stesso. Basti pensare che Città Metropolitana vorrebbe trasformare 9mila ettari di terreno in ‘aree naturali’, producendo danni economici incalcolabili per le 1000 aziende agricole ubicate all’interno del Parco. Anziché ostinarsi a difendere l’indifendibile – conclude – i consiglieri di minoranza farebbero meglio ad ammettere le troppe lacune del modello gestionale di Città Metropolitana, che hanno reso necessario un intervento di Regione nell’interesse del Parco e di tutte le persone che operano al suo interno”.

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