Ritratto noir della Centrale, il debutto di Jacopo De Michelis: incontro con l’autore

Milano

La stazione Centrale di Milano protagonista di un thriller che, freschissimo di pubblicazione, ha già fatto parlare alcuni critici di “una svolta nel noir italiano”. Il romanzo “La stazione”, che esce per Giunti, è il libro d’esordio di Jacopo De Michelis.

“La stazione – ha detto ad askanews – è un edificio che ha una lunga storia, è stata inaugurata negli anni Trenta e ha vissuto i suoi momenti più oscuri durante la Seconda Guerra mondiale quando, come ormai è tristemente noto, i binari sotterranei venivano usati dalla SS con l’aiuto delle Camice Nere per deportare ebrei ad Auschwitz”.
Il romanzo intreccia due storie principali intorno a un mistero spaventoso: un ispettore che indaga sul ritrovamento di cadaveri di animali e una donna con una misteriosa dote che cerca due bambini soli che ha visto aggirarsi alla Centrale. E a poco a poco il luogo, maestoso e a suo modo anche spaventoso, rivela tutta la propria oscurità, storica e presente.

“Il punto di partenza del romanzo – ha aggiunto lo scrittore – è proprio la fascinazione che ho sempre provato verso la stazione. Io sono nato e cresciuto a Milano, anche se oggi vivo a Venezia, a due passi da qui e fin da bambino l’edificio mi ha incuriosito e affascinato. E nell’elaborare la trama del romanzo ho fatto in modo che i personaggi passassero in ogni luogo e in ogni anfratto della stazione, in modo che leggere il romanzo sia anche un modo per fare una visita approfondita e articolata di ogni angolo di questo straordinario edificio”.

Accanto alla trama, articolata su un volume di oltre 800 pagine e che ruota intorno all’anima nera della storia e delle persone, dal romanzo emerge ovviamente anche un ritratto complessivo della Centrale e una indagine, oltre che sui suoi misteri più cupi, anche sui suoi ambienti meno noti.

Quello che è molto probabile, alla fine del viaggio dentro il romanzo, è che sarà difficile continuare a guardare la stazione Centrale con gli stessi occhi. In un certo senso qui la scrittura mostra come uno dei modi in cui l’arte ha degli effetti sulla nostra vita sia proprio quello di renderci nuovamente ignoto quello che pensavamo di conoscere. E scusate se è poco.

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