Non si possono improvvisare i processi politici: prima coordiniamo i gruppi di FI e Lega, poi una carta dei valori comuni

Economia e Politica

È pensabile che un partito carismatico come Forza Italia abbia un futuro a prescindere dal carisma del proprio fondatore? No. È auspicabile che in Italia nasca un partito di massa liberale nell’azione politica e conservatore nei valori? Sí. Ma non sarà un colpo di bacchetta magica ad incrociare, inverandole, queste due verità.

I processi politici non si improvvisano né si calano dall’alto. Perché funzionino vanno costruiti nel tempo e devono avere un senso che vada oltre le convenienze del momento. Quattro mesi fa, Forza Italia e Lega hanno compiuto una scelta politica strategica ed identitaria: hanno scelto di dare vita e sostanza al governo Draghi. Una scelta “patriottica”, ma caratterizzante. Pochi avrebbero scommesso che Matteo Salvini l’avrebbe compiuta. Invece l’ha fatto. E nel farlo ha mutato i connotati del suo partito e della propria leadership. Una nuova identità, appunto. Una nuova identità che presuppone nuovi ancoraggi, a partire da quelli europeo e atlantico, da consolidare con atti politici concreti.

È pertanto in primo luogo sul terreno del governo che, se possono, matureranno le cose. Per avere cognizione delle potenzialità di un matrimonio futuro basterebbe rafforzare la convivenza presente. Ad esempio prevedendo un maggior coordinamento tra i due partiti e il governo, tra i due gruppi parlamentari e tra i gruppi della Camera e quelli del Senato. Se dovesse funzionare, sarebbe un bene per tutti. Anche per il governo. Sarebbe quindi un bene per l’Italia.

Su queste basi, forgiate con serietà e pazienza al fuoco politico di 21 mesi di legislatura, si vedrà. Si vedrà se fare un passo in avanti o un passo indietro. Certo, l’idea di un grande partito liberal-conservatore è seducente. Vi si cede istintivamente, indentificandola con cinque interessi nazionali e di parte oggettivamente primari: la stabilità del sistema politico, la credibilità della coalizione, la rappresentanza delle culture politiche, la forza del governo, la tenuta del Parlamento. Sì, anche la tenuta del Parlamento, perché, come diceva il marchese Di Rudinì, “senza partiti politici-parlamentari fortemente costituiti, le istituzioni rappresentative si corrompono, decadono, periscono”.

Questi cinque interessi primari possono essere messi al sicuro solo con un approfondito lavoro politico. Le improvvisazioni non pagano; soprattutto non reggono. Per dare sostanza al sogno servono un atto di rottura creativa e la solennità delle grandi operazioni. Servono un nuovo statuto e una carta dei valori comuni, oltre che, ovviamente, una comune visione del futuro dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente e del mondo. Il resto sono chiacchiere.

Andrea Cangini senatore Forza Italia

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