Dopo la rinuncia di Albertini vertice del centrodestra a Palazzo Marino

Fabrizio c'è Milano
Mobilità, economia e periferie. I Capigruppo del centrodestra a Palazzo Marino si sono riuniti questa mattina in Comune per focalizzare l’attenzione dei lavori d’aula degli ultimi mesi in vista delle prossime amministrative milanesi per pianificare gli obiettivi. “Imprese al collasso che hanno bisogno di rilanciarsi, nuovo piano della mobilità che guardi alla transizione con equilibrio e attenzione alle necessità di imprese e famiglie senza blocchi ideologici e focus sulle periferie, ritratte dalla sinistra come una ‘ossessione’ e diventate invece un miraggio per chi ha guardato solo alla cerchia dei Navigli”.
Questi gli argomenti sui quali i Capigruppo del Centrodestra meneghino hanno deciso di focalizzare l’attenzione per smontare ‘uno storytelling’ creato da Sala e dai suoi consulenti che non rappresenta una realtà nella quale le aziende soffrono, la coda al Pane Quotidiano si allunga e la “guerra” all’automobile è diventata una bandiera ideologica.

Fabrizio De Pasquale (Forza Italia), Matteo Forte (Milano Popolare), Andrea Mascaretti (Fratelli d’Italia), Alessandro Morelli (Lega), Manfredi Palmeri (Polo di Milano) hanno ribadito anche la volontà di indirizzare insieme l’attività di questi ultimi mesi di mandato a Palazzo Marino alla costruzione del programma elettorale 2021-2026 per superare questi 10 anni negativi di Sinistra e cambiare il governo della Città, esigenza che a Milano si sente sempre di più.

3 thoughts on “Dopo la rinuncia di Albertini vertice del centrodestra a Palazzo Marino

  1. Hanno devastando la viabilità di Milano, hanno approvato un documento di 900 pagine che condizionerà le modalità di spostamento e gli stili di vita dei cittadini fino al 2050, senza aver chiesto il permesso alla maggioranza degli aventi diritto al voto. Questo è il punto focale contro cui combattere chiedendo la partecipazione degli elettori con comizi, manifestazioni e partecipazioni a trasmissioni televisive nazionali.

  2. Quindi da prolema nazionale il candidato sindaco di Milano diventa ‘un affare de noi artri’? A vabbè bastava dirlo no…

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