Avrebbero architettato un sistema che, tra il 2017 e il 2020, ha drenato circa 15 milioni di euro dalle casse della Cesare Pozzo, storica società di mutuo soccorso costituita nel 1877. E’ l’impianto accusatorio al centro dell’inchiesta della Procura di Milano che ha portato a 6 arresti (ai domiciliari con braccialetto elettronico) e a una misura interdittiva del divieto di esercitare in ambito imprenditoriale. Associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, false comunicazioni sociali e appropriazione indebita, i reati contestati dai pm milanesi. I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, su disposizione del gip Fabrizio Felice, hanno effettuato una serie di perquisizioni tra Lombardia, Calabria, Lazio e Molise, sequestrando beni per un valore complessivo di oltre 16 milioni di euro a società (anche di diritto estero) riconducibili agli indagati.
Tra questi, sotto accusa c’è anche il finanziere molisano Gianluigi Torzi, già coinvolto nell’inchiesta delle autorità vaticane sulla compravendita di un immobile di lusso a Roma. Secondo l’accusa formulata dai pm Giordano Baggio e Carlo Scalas, titolari del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, sarebbe lui l’uomo “a capo della catena di controllo dei veicoli societari esteri emittenti di titoli finanziari”. Il sistema di truffa, riferisce il procuratore Francesco Greco in una nota, si basava sul “pagamento di fatture relative ad operazioni inesistenti” che hanno avuto come beneficiari non solo il presidente e il direttore generale della società mutualistica, ma anche “un nutrito numero di soggetti, tutti formalmente residenti in Calabria, titolari di aziende formalmente operanti nel settore edile, alcuni dei quali contigui ad ambienti della criminalità organizzata locale”.
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