Sì alla fiducia: assembramenti, abbracci in Senato da chi fa le regole anticovid

Politica

Il premier Giuseppe Conte ottiene 156 sì alla fiducia sulle sue comunicazioni in Senato. I ‘no’ sono stati 140, 16 gli astenuti. La votazione è palese ed avviene per appello nominale. La senatrice di Forza Italia-Udc, Maria Rosaria Rossi ha votato la fiducia al governo, nell’aula del Senato. Anche Andrea Causin, senatore di Forza Italia ha votato la fiducia al governo nell’aula del Senato. Subito dopo, si è sentito un mezzo applauso e una voce che urlava “Bravo”. Drago, Martelli e Giarrusso (Misto) votano no. No anche di Paola Binetti, senatrice Udc, e di Minuto FI. Matteo Renzi si è astenuto nel voto di fiducia in Senato. Si è astenuta anche l’ex ministra Teresa Bellanova. La senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini era presente alla seconda chiama e si è astenuta come il resto del gruppo di IV, a differenza di quanto scritto inizialmente. Causin e Rossi, i due senatori di Fi che hanno votato sì alla fiducia, “sono fuori dal partito: votare con il governo in questo caso non è una questione di coscienza”. Lo dice Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, interpellato in transatlantico al Senato. Tajani spiega di aver informato Silvio Berlusconi, insieme alla capogruppo Anna Maria Bernini. (ANSA)

Tutte le misure di contenimento che gli italiani devono rispettare da marzo provengono dalle stesse persone che oggi al Senato si sono ammucchiate durante le votazioni. Nel mondo reale, sono stati chiusi i ristoranti e i locali che portavano alla movida proprio perché causa di assembramenti. Addirittura è stato bloccato l’asporto dopo le 18 per i bar nelle zone rosse e arancioni per evitare che le persone potessero raggrupparsi in attesa del loro ordine E in Senato? (Il Giornale)

Dalla crisi pilotata, invece, alla maggioranza risicatissima con margini ridotti sia alla Camera sia al Senato. Una maggioranza che di fatto faticherà a governare, anche se il primo sprint arriverà dal rimpasto e dalle poltrone da assegnare ai nuovi “costruttori” che si sono sostituiti ai renziani. Uno scenario inquietante, perché la congiuntura è tremenda: vaccini, Covid, crisi economica. Dal governo Conte-Mastella al governo Conte-Ciampolillo: poco cambia, il quadro deprimente è lo stesso: l’Italia può davvero pensare di rialzarsi puntando solo sui voti di qualche ex-tutto o di qualche senatore a vita? (Libero)

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