Pasqua ieri e oggi, a Milano

Le storie di Nene Milano

Sarà un lungo parlare, un monologo senza risposte, senza un accenno di approvazione o di disgusto. Nel carcere di un bilocale popolare, in attesa del pasto inviato dal parroco, il tempo si taglia con la devozione di un cane vecchio e silenzioso e con la mia voce.  I muri, le finestre, le luci, le sedie stanche per l’usura non parlano. E Pasqua è arrivata spumeggiante, con i colori di una primavera che se ne frega dell’incubo coronavirus. Camminare avanti e indietro in 15 metri quadrati non serve e neppure cantare a squarciagola “Viva la libertà” F. confessa “Qui sto solo mangiando solitudine e rabbia con un sole che ride a crepapelle” Ma poi una botta di memorie, dolci come un bacio improvviso, caldo come un sogno realizzato. “Senti, le campane? Suonano per tutti, risvegliano ancora quella tenerezza che parlava a un vento leggero, quasi un invito. A Pasqua là, nei prati una balera all’aperto era la festa, l’incontro, i baci rubati: Era dolce quel giorno, da gustare come una ciliegia matura. A pasquetta si andava sul tram per vedere la città “nobile”e imparavamo a distinguere i palazzi storici, le chiese imponenti, il traffico che era progresso, futuro. E il Duomo, per gustare un gelato, alzare gli occhi per dire ciao alla Madonnina e, ancora, addormentarci di sogni ai Navigli, ascoltando il borbottio dell’acqua. Altri tempi, quando bastava la luna piena per confermare che sì, Milano sarebbe diventata importante, tutti avremmo trovato un lavoro e avere una 500 non era una chimera e il pane bianco trionfava già sulle tavole e qualcuno andava alle scuole serali. E stare, fare, crescere insieme era un sentimento comune. La povertà non era una colpa, non emarginava…conoscevamo il povero che arrivava nel giorno dedicato al mercato con le scarpe sfondate, a volte compravamo “La Notte” e ci si scandalizzava per la cronaca nera. Quello che manca oggi è non capire a quale fascia sociale apparteniamo, perché tanti clochard non hanno pace, perché…sono tanti i perché. Ma è questa la Pasqua? Capisco il micidiale pericolo del virus, ma avrei voluto tanto andare ai giardinetti e guardare i fiori..” Un uovo con sorpresa, il mio regalo, una poesia

“Pasqua è nel cielo immenso e chiaro

Pasqua è nei fiore appena sbocciato.

Pasqua e nel ruscello dove beve

l’agnello appena nato.

Pasqua è nel cielo che saluta

la Resurrezione del Signore

Auguri a tutti

(foto Alessandro Barberio)

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