Salviamo il verde a Milano, un bene insostituibile e raro.

Milano

Erano forse il verde dei poveri, gli orti disseminati in periferia per far fronte alla carestia del dopoguerra. Erano l’orgoglio di operai, impiegati, pensionati, casalinghe per quel bel pomodoro rosso o la lattuga in fiore. Il fatto è che il “verde” in una città è sempre stato un grido di libertà e di fantasia, un punto di riferimento per determinare il trascorrere delle stagioni, un indice di operosità contadina. Un luogo di aggregazione, di canto, di sana competizione. Oggi tanti cittadini sono presenti nelle liste per l’assegnazione di un orto urbano e questo diventa anche  «… una questione sociale, di aggregazione, un passatempo intelligente, un arti stress naturale per chi vive in una metropoli» dice Silvia Anderloni al Corriere. Rimane che “quel punto di verde” segna l’evolversi di una vita, quell’albero centenario ha un’anima protettiva, quel glicine che sta rinsecchendo all’angolo della strada, denuncia la fine di un orizzonte. Il progresso dovrebbe tenerne conto, cercare alternative, rendere partecipe delle decisioni, chi si immedesima nella memoria di un paesaggio. La mobilitazione ecologista appare come una risposta al blitz del Politecnico di giovedì mattina, con l’abbattimento di 35 alberi e lo spostamento eventuale di altre 22 piante presenti nel Campus Bassini, ma questo è il piano originario, diverso da quello presentato nella commissione Ambiente del Comune dello scorso 6 dicembre che contemplava la ripiantumazione di tutti i 57 alberi. Oggi non si parla più del piano B. Scrive Il Giorno “Una portavoce del Comitato, la professoressa del Politecnico Arianna Azzellino, ha scritto un articolo per dimostrare che la compensazione di 400 nuovi alberi annunciata da Resta non servirà a sanare la ferita inflitta al Campus Bassini: «Gli alberi non sono tutti uguali…Il sequestro di CO2 è molto maggiore in un albero di 50 anni rispetto a uno appena piantumato». Una posizione condivisa dal presidente della commissione Ambiente Carlo Monguzzi (Pd): «Un albero adulto svolge un certo tipo di funzione per quanto riguarda CO2. Un albero appena piantato impiega almeno 30 anni a svolgere quella funzione. La compensazione non funziona». Per i laboratori in programma che senz’altro costituiranno uno sviluppo dell’ateneo e creeranno nuove opportunità per gli studenti, si potevano cercare soluzioni alternative, come suggerisce la professoressa Azzellino che lamenta come non “siano state adeguatamente vagliate tutte le alternative possibili nella stessa “Città studi”, dove esiste un rilevante patrimonio immobiliare pubblico sostanzialmente dismesso, che attende solo di essere riqualificato, dove una sana e ragionevole mediazione politica suggerirebbe di adeguare subito un edificio del campus della Statale anticipando di qualche anno i tempi comunque prossimi del trasferimento della Statale nelle ex-aree EXPO, ora MIND.”

E tutto questo ignorando il contributo dei comitati di quartiere, che respirano e vivono ogni giorno la vita del luogo.

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