Giovedì 1 agosto alle ore 18.00 e alle ore 20.30, Milano Arte Musica presenta l’ultimo appuntamento del ciclo “Sulle note di Leonardo”. Nella Sala Capitolare del Bergognone, la cantante Renata Fusco e il liutista Massimo Lonardi eseguiranno “La figurazione delle cose invisibili – Musiche del tempo di Leonardo”, un programma che presenta i Rebus musicali di Leonardo, conservati nella Collezione Windsor, e altri brani del Rinascimento milanese.
Leonardo trascorse a Milano una parte importante della sua vita. Nel 1482, deluso da Lorenzo il Magnifico e desideroso di trovare un nuovo Mecenate che gli consentisse di sviluppare i suoi interessi scientifici, si presentò a Ludovico il Moro con una lettera nella quale, dopo aver messo in risalto la sua capacità di progettare e costruire tutto ciò che aveva attinenza con l’ingegneria militare, accennava, quasi di sfuggita, ai suoi meriti artistici. Una presentazione mirata: il Moro, che usurpava il potere al nipote operando scelte politiche avventate destinate a travolgere lo stato sforzesco, aveva più d’un motivo per rafforzare l’esercito e l’apparato difensivo. In quel periodo, essendo interessato ad accrescere il prestigio della sua celebre corte, il Moro preferì accogliere Leonardo come pittore, scultore e ideatore di grandi spettacoli teatrali celebrativi. In quel tempo Milano era una città culturalmente viva, dove tutte le arti erano apprezzate e coltivate, tanto che il poeta di corte Bernardo Bellincioni giunse a definirla una nuova Atene:
O muse afflitte vergognose e sole
se il mondo vile un tempo v’ha sprezzate
Venite e non temete più d’affanni.
Venite, dico, ad Atene, oggi Milano
Ov’è vostro Parnaso, Ludovico.
A Milano Leonardo realizzò alcuni dei suoi capolavori pittorici (basti pensare all’Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria della Grazie) ma non smise di sviluppare molti altri interessi, fra i quali la musica non occupava un posto irrilevante. Le più antiche fonti bibliografiche, l’Anonimo Gaddiano, risalente alla prima metà del ‘500, e un breve scritto di Paolo Giovio databile intorno al 1530, ricordano il Maestro di Vinci anche per le sue qualità di improvvisatore alla lira da braccio e cantore. Il celebre matematico Luca Pacioli, che fu amico di Leonardo, ne parlò come di un pittore straordinario, abile architetto e musico virtuoso.
Giorgio Vasari (“Le Vite…”, Firenze 1550) riprese e accreditò questa tradizione che, sebbene risenta di una certa consuetudine agiografica, testimonia il riconoscimento dei contemporanei per le capacità musicali del Maestro.
Nel Paragone, che è il prologo del trattato sulle arti figurative, Leonardo stimò la musica inferiore solo alla pittura e la definì “Figurazione delle cose invisibili”. Sparse nei suoi manoscritti si trovano numerose annotazioni corredate da schizzi riguardanti esperimenti di fisica acustica, la progettazione di nuovi strumenti e il miglioramento di quelli già esistenti.
Leonardo, seguendo la consuetudine degli strumentisti del ‘400, non trascrisse le sue improvvisazioni, ma sarebbe certamente stato in grado di farlo, come dimostrano alcuni rebus conservati nei fogli della Collezione Windsor. Si tratta di intrattenimenti di corte, ideati probabilmente durante il soggiorno milanese, che assomigliano a quelli descritti da Baldassar Castiglione ne Il Cortegiano (Venezia, 1528): “Giochi ingegnosi ad arbitrio or d’uno, or d’altro ne’ quali sotto vari velami spesso scoprivano i circunstanti allegoricamente i pensieri…”. In almeno 18 rebus Leonardo utilizzò la notazione musicale combinandola con sillabe, parole o frammenti di parole in modo da formare, sfruttando i nomi delle note, motti o piccole frasi.
Tre di questi giochi musicali: Amore la sol mi fa remirare sol la mi fa sollicita / Sol la fè mi fa sperare / L’amore mi fa sollazzare (le parti del testo qui sottolineate nel manoscritto sono costituite da note in chiave di fa), formano brevi melodie che sono state riunite in un’elaborazione contrappuntistica per canto e liuto.
Nel corso del ‘400 l’attività liutistica a Milano fu assai vitale. Leonardo, in uno dei suoi codici manoscritti, ci ha lasciato questa annotazione: “Tadeo, figlio di Nicolao del Turco ebbe finiti anni 9 la vigilia di Sa’ Michele, a dì 28 di settembre 1497. E in questo dì tal putto fui a Milano, e sonò di liuto, e fu giudicato de buon sonatori d’Italia”. Purtroppo del piccolo liutista che seppe destare tanta ammirazione non ci è pervenuta nessuna musica. Come di altri virtuosi dell’epoca, fra i quali: Pietrobono de Burzellis, Biasio de Montolino, Lorenzino da Pavia e Angelo Testagrossa, che furono attivi presso la corte sforzesca. Probabilmente, basando la loro professione più sull’abilità esecutiva estemporanea che sulla fama di compositori, questi strumentisti erano gelosi dei segreti della loro arte e, come avveniva nelle botteghe dei pittori, si limitavano a trasmetterli direttamente solo a pochi allievi privilegiati. Negli ultimi decenni del ‘400 il liuto ebbe alcune importanti modifiche: fu ampliato il registro grave, aggiungendo il sesto ordine di corde ai cinque dalla tradizione medioevale, e l’antica consuetudine di pizzicare le corde con il plettro fu sostituita dall’uso delle dita della mano destra. Alla nuova prassi esecutiva corrispose lo sviluppo di un nuovo stile polifonico e una diversa concezione del suono. Queste innovazioni sono paragonabili a quelle che avvennero nel campo delle arti figurative, dove il graduale passaggio dall’antica tecnica della tempera all’uovo alla “nuova” pittura a olio corrispose allo sviluppo di una diversa sensibilità per il colore e la luce.
Le più antiche testimonianze musicali del liuto rinascimentale sono costituite da alcuni manoscritti e dalle prime stampe di intavolature di liuto pubblicate a Venezia da Ottaviano Petrucci a partire dal 1507. Questo repertorio, costituito da Danze, Tastar de corde, Recercari, intavolature di composizioni polifoniche vocali e brani per canto e liuto, era diffuso molto tempo prima della sua pubblicazione e riflette il gusto musicale dell’epoca di Leonardo.
1 agosto: posto unico 15€
Punti vendita: sul posto, secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto; in sede presso la segreteria parrocchiale di S. Maria della Passione dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.00; online (con diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it
INFO: Associazione Culturale La Cappella Musicale – tel 02.76317176 – e-mail mail@lacappellamusicale.com – sito www.milanoartemusica.com
PROGRAMMA
Francesco Spinacino Ricercare
(sec.XV-XVI)
Leonardo da Vinci Rebus musicali
(1452-1519) (realizzazione contrappuntistica di Massimo Lonardi)
Joan Ambrosio (Guglielmo Ebreo) Petit riense francese (sec.XV)
Franchino Gaffurio Beata progenies (1451-1522)
Joan Ambrosio Dalza Calata alla spagnola (sec.XV-XVI)
Bartolomeo Tromboncino / J. Dalza Poi che volse la mia stella (1470-1535)
Vincenzo Capirola Ricercare (sec.XV-XVI)
Bartolomeo Tromboncino Vergine bella (Petrarca)
Anonimo / Vincenzo Capirola Tientalora
Jacopo da Fogliano L’amor donna ch’io te porto (1468-1548)
Francesco da Milano Ricercare (1497-1543)
Josquin Desprez Mille regretz (c.1450-1521)
Vincenzo Capirola Padoana alla francese
Claudin de Sermisy Tant que vivray (c.1490-1562)
Francesco da Milano Fantasia
Leonardo da Vinci Rebus musicali

Laurea Magistrale in Lettere Moderne. Master in Relazioni Pubbliche.
Diploma ISMEO (lingua e cultura araba). Giornalista. Responsabile rapporti Media relations e con Enti ed Istituzioni presso Vox Idee (agenzia comunicazione integrata) Milano.