Inter, discesa al purgatorio.

Sport

A San Siro con gli olandesi del Psv e il contemporaneo pareggio del Tottenham a Barcellona significa retrocessione in Europa League. Giusto così, se non si è in grado di battere una squadra già eliminata, non resta che prendersela con sé stessi, con buona pace dei pronosticatori del biscotto alla catalana, puntualmente smentiti dalla stessa Inter.

Via libera dunque agli incendiari che sono già scesi in piazza a chiedere la testa di Spalletti o dell’Asamoah di turno, identificati come i principali artefici della disfatta europea, al termine della partita che rimetterà in discussione tutto l’inizio e il proseguimento della stagione delĺ’ Inter.

Eppure sarebbe sufficiente un pizzico di grano salis per realizzare che l’eliminazione dalla Champions scaturisce in maniera diretta dalla mancanza di attitudine a giocare un certo tipo di partite, dovuta all’ inesperienza della rosa nerazzurra, per gran parte dei componenti alla prima partecipazione a questa manifestazione.

Se al sorteggio di Agosto un terzo posto nel girone dopo sette anni di assenza dalla Champions sarebbe stato accettabile, oggi la discesa al purgatorio dell’Europa League lo è molto meno, soprattutto dopo che le due vittorie iniziali nel girone avevano lasciato intendere una qualificazione decisamente alla portata.

Aver dilapidato il vantaggio iniziale fino ad arrivare a dubitare della professionalità e della sportività del Barcellona, è qualcosa che si addice beffardamente in maniera quasi già scritta all’Inter e ai suoi tifosi, usciti dal Meazza imprecando a testa bassa.

La partita: Spalletti rispolvera Candreva mezzala di centrocampo al posto di Vecino, D’Ambrosio esterno basso di destra e De Vrji al centro della difesa con Skriniar.

L’avvio è incoraggiante, al 4′ Perisic colpisce il palo di testa, all’ottavo minuto sul tabellone compare il vantaggio del Barcellona e San Siro ribolle, tutto sembra volgere al meglio.

Ma poco dopo Asamoah cincischia col pallone facendoselo soffiare e gli olandesi, autori di un partita vera, sfondano a destra e passano col colpo di testa di Lozano.

Da quel momento l’Inter inizia una partita frenetica e disordinata nel tentativo di rimettere in carreggiata il risultato, esponendosi troppo spesso alle ripartenze olandesi. Asamoah entra nel suo personale tunnel psicologico, ma è tutta la squadra che fatica a ragionare con lucidità, pur creando diverse occasioni per pareggiare. L’impressione è che manchi la necessaria tranquillità, oltre che un po’ di qualità nelle giocate, spesso imprecise e confusionarie.

E’ il frutto della pressione psicologica alla quale questa squadra non è ancora abituata, alimentata oltretutto per due settimane dalla fuorviante preoccupazione per quello che sarebbe accaduto nella partita di Barcellona, sottraendo concentrazione dalla propria partita.

Nel secondo tempo il copione è il medesimo, l’Inter attacca generosamente ma senza grande lucidità, e crea un paio di occasioni con Icardi al 48’ e Politano al 53’, fino a quando Maurito fa esplodere lo stadio insaccando di testa un cross dello stesso Politano, anche oggi tra i migliori per qualità e abnegazione.

C’è poi un momento surreale dopo il vantaggio in cui si evince tutta l’immaturità di questa squadra, con l’Inter che addirittura cerca di perdere tempo per condurre in porto il pareggio, ignara che di lì a poco gli inglesi segneranno.

A quel punto, dopo il cambio Vrsaljko-Politano (che verrà inevitabilmente contestato a Spalletti) non resta che gettarsi disperatamente in avanti, fino all’occasione finale divorata da Lautaro, alla faccia del Wanda Party e della finale River-Boca di Icardi. Così anche gli stimati opinionisti pro Lautaro che individuano il problema in Icardi, avranno di che riflettere, ammesso che ne abbiano l’umiltà necessaria.

Finisce in pareggio, e significa che l’Inter non è ancora pronta per questo palcoscenico.

Ora è il momento della riflessione, occorre metabolizzare una delusione grande, un’illusione amara sfumata sul più bello, che ha stroncato l’entusiasmo del popolo interista.

Resta da giocare (possibilmente con impegno e maturità consoni) l’Europa League e inseguire un piazzamento Champions in campionato, sabato arriva l’Udinese e occorre ripartire.

Avanti Inter

Diego Stroppa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.