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La difesa aerea nel posto sbagliato

Esteri

di Pietro Calamai  – Nel febbraio del 2016 il sito RAND ha pubblicato i risultati di una serie di wargames su di una ipotetica invasione delle tre Repubbliche Baltiche da parte della Federazione Russa. I risultati sono univoci: i carri armati di mosca entrano a Tallin e Riga in 36-60 ore, nonostante tutte le forze NATO attualmente schierate in quei paesi. Una débâcle militare totale ed annunciata, troppa sproporzione di forze e geografia a favore dei russi. Di fronte a questi dati viene un po’ da ridere ripensando alle polemiche che ci furono nel nostro paese quando si prese la decisione di schierare lì 160 soldati, con una cinquantina di mezzi blindati, si provocava la Russia inutilmente, disse qualcuno, immagino già il terrore negli alti comandi Russi quando si seppe l’entità del nostro sforzo bellico. E’, però, preoccupante che la strategia della NATO di rassicurare gli alleati con schieramento di forze ed esercitazioni continue non garantisca un bel niente; anziché fare da deterrente ad una guerra, le forze nei paesi baltici sembrano una facile preda, che rappresenta un colpo quasi mortale all’alleanza. Se i Russi dovessero decidere di agire a “tutela” delle minoranze russofone che abitano in quelle terre (come già accaduto in Ucraina), nulla potrebbe realisticamente fermarle, la NATO verrebbe messa di fronte al fatto compiuto. Per uscire dalla situazione ci sarebbero poche alternative: una sanguinosa contro-offensiva, con possibile escalation nucleare (morire per Riga?), oppure accusare il colpo, il che porterebbe molto probabilmente allo scioglimento dell’alleanza, che attivata nel suo articolo 5 (quello più importante che impone a tutti i membri dell’alleanza di intervenire militarmente se uno dei consociati è aggredito), dimostrerebbe restando inerte, tutta la sua incapacità.

La parte interessante però risiede nei motivi di questa possibile sconfitta militare e nelle mitigazioni che si possono applicare. Il rapporto, infatti, suggerisce che questo pericolo si potrebbe evitare rinforzando il dispositivo attualmente schierato in Lettonia, Estonia e Lituania schierando almeno 3 brigate corazzate, più altri assetti. L’inferiorità delle forze della NATO sta proprio nella sproporzione dei mezzi corazzati e nella scarsità di artiglierie e sistemi contraerei attualmente disponibili nelle unità terrestri dell’alleanza. I paesi occidentali dispongono di eccellenti forze aeree, che però, rispetto ad una sproporzione di forze terrestri troppo ampia, non riuscirebbero ad imporre sufficienti perdite al nemico prima che esso consegua i suoi obbiettivi. Di contro le forze di Putin fanno molto affidamento su sistemi di fuoco a lunga distanza come missili di ultima generazione e artiglierie di ogni genere, distribuiti fino alle unità più piccole, questo di per se garantirebbe di inchiodare le unità della NATO più dure per aggirarle e distruggerle, inoltre l’aviazione russa è in grado di realizzare superiorità aerea per brevi periodi di tempo e in spazi ben definiti, il che aggraverebbe ancora di più la posizione delle forze da combattimento occidentali, che avrebbero difficoltà a manovrare e che in buona parte verrebbero annientate ancora prima di cominciare a combattere.

A tal riguardo consultando il sito del Ministero della Difesa viene da chiedersi: come mai l’Italia ha deciso di mandare una compagnia di mezzi blindati in Lettonia? (La quale con 160 militari e 50 mezzi terrestri non rappresenta nulla in termini militari, è totalmente ininfluente sui rapporti di forza, con l’unico dettaglio che i costi per questa unità esistono e sono reali) Ma Contestualmente fornisce un contributo nazionale alla NATO nell’operazione “Active Fence”, con un ottimo sistema contraereo, il SAMP-T e 130 militari schierati in Turchia?

Il SAMP-T è un sistema in grado di fermare aerei e missili di ultima generazione…per proteggere la Turchia da cosa? dai missili del Daesh? Spendendo comunque dei soldi per spedire personale e materiali della Difesa dal Mar Baltico al Mar Nero, abbiamo scelto di non contare nulla, un capolavoro politico-militare insomma.

Un assetto di difesa antiaerea e anti missile moderno quale il SAMP-T potrebbe fare la differenza in Lettonia, garantirebbe infatti una difesa aerea alla unità di terra, creando più problemi al sistema militare russo; potremo fornire un sistema d’arma prezioso ai nostri alleati e necessario in quel teatro, frustrando, al contempo, molte delle opzioni che attualmente Putin ha in mano. Attualmente con una compagnia di blindati facciamo poco. In Turchia per altro schieriamo un sistema a difesa di un alleato che non si è comportato bene con noi negli ultimi tempi: si pensi all’incidente con la nave dell’ENI a largo di Cipro e le voci di pressioni turche per far sloggiare il nostro ospedale militare da Misurata in Libia.

A prescindere da come si immagino i rapporti tra Italia, NATO e Federazione Russa, se spendiamo i soldi è meglio avere qualcosa in mano, se vogliamo farci amici i russi, sarebbe meglio promettergli di ritirare un assetto che davvero gli crea problemi e non una cosa che è perfettamente indifferente a qualsiasi loro strategia. Se decidiamo di partecipare alle operazioni della NATO a difesa di un alleato, si possono offrire assetti meno pregiati se quel paese non ci tratta come dovrebbe, cioè da amici.

Ora entrambe le missioni scadono il prossimo 30 settembre, potrebbe essere un’idea spostare la contraerea dalla Turchia alla Lettonia, se i lettoni hanno piacere e se la NATO approva (credo sia comunque interessante saperlo ufficialmente), lasciando i Turchi con un assetto in meno. Noi risparmieremmo e avremmo sicuramente più voce in capitolo. Ci sarebbe poi un’altra possibilità, quella cioè di aumentare la nostra presenza facendoci un po’ aiutare. Qui siamo nel campo della fantapolitica, ma sognare non costa nulla e forse scelte del genere potrebbero tornarci utili. Fermo restando che l’artiglieria in generale è il punto debole dello schieramento nelle repubbliche baltiche, potremmo mandare una batteria di PZH 2000, che è un’artiglieria a lunga gittata, pensata per la guerra convenzionale moderna ed efficace, non li abbiamo ancora mai usati in operazione, ma rappresentano un buon deterrente, che guarda un po’ è proprio quello che cerchiamo di fare da quelle parti. Si potrebbe rinforzare il contingente che abbiamo ora di una altro centinaio di militari più i PZH necessari, che sarebbero un ulteriore assetto pregiato in grado di incidere notevolmente sul campo di battaglia, potremmo far addestrare i nostri militari in Lettonia (visto che in patria le zone che permettono certe attività sono poche), chiedendo al governo Lettone di comprare per noi le nostre granate da addestramento, della serie io faccio un favore a te e tu lo fai a me.

Se la cosa risultasse d’interesse potremmo anche proporre una cosa del genere ai baltici: noi schieriamo da voi degli assetti militari pregiati, facciamo dei contratti con le vostre aziende per le esigenze logistiche (vitto, alloggio, ecc.), in più stanziamo una certa cifra in aiuti militari che i vostri governi si impegnano a spendere nelle nostre aziende nazionali per l’80%, mentre per il resto ci comprano quello che vogliono, fermo restando che parte di quei soldi dovrà servire all’acquisto di un tot di munizioni (missili, granate ecc.) che i nostri militari utilizzeranno per mantenere la loro prontezza mentre sono da voi.

Mi sembra uno scambio equo vantaggioso per entrambi e che garantirebbe al nostro paese di poter integrare i suoi sistemi d’arma con quelli degli alleati, inoltre avremmo l’opportunità di aumentare il livello addestrativo di reparti che non hanno potuto esprimere il loro potenziale nei tempi recenti. Potrebbe essere una delle questioni da buttare sul tavolo al prossimo vertice della NATO.

Milano Post

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