Grande concerto per l’Europa: la nona di Beethoven in Duomo con orchestra e coro del Teatro di San Carlo diretti da Zubin Mehta

Cultura e spettacolo

Milano e Napoli per l’Europa il 3 giugno alle 21.00 la Sinfonia n. 9 di Beethoven in Duomo: una straordinaria serata nel segno della grande musica. Il concerto, dedicato al compianto direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo Gianni Baratta, sarà ad ingresso libero fino a esaurimento posti.

Milano 26 Maggio – Milano e Napoli insieme per l’Europa, nel segno di un concerto che unisce importanti identità culturali italiane: un evento che non poteva non trovare casa presso la domus di tutti i milanesi e dei milioni di fedeli e visitatori che ogni giorno ne abitano la bellezza: il Duomo.

Nella cornice della grande Cattedrale milanese la Veneranda Fabbrica offrirà alla città una straordinaria serata, aperta a tutti: l’Orchestra e il coro del Teatro di San Carlo, diretti dal Maestro Zubin Mehta, presenteranno uno dei lavori più conosciuti del repertorio sinfonico di Ludwig Van Beethoven, la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra Op. 125

Sin dalle origini, la grande Cattedrale milanese fu il primo grande cantiere dell’identità europea, luogo di incontro e di dialogo tra saperi e maestranze provenienti da ogni Paese del continente. Grandi ingegneri, architetti, scultori, poeti e musicisti hanno lasciato il segno nella storia di questo monumento che è stato punto di riferimento spirituale e morale, oltre che simbolo civico e identitario a Milano e nel panorama mondiale. La musica di Beethoven, con il magnifico Inno alla Gioia – simbolo dell’Europa in armonia – richiama i valori forti della vita e riafferma il valore dell’accoglienza.

Ingresso libero fino a esaurimento posti a partire dalle ore 20.15

Info +39 02 72022656 int. 114 – press@duomomilano.it – www.duomomilano.it

TEATRO DI SAN CARLO – La fortuna di Napoli, capitale europea della musica e delle arti, ruota attorno a una storia che si fonde con il respiro del teatro più antico d’Europa, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il San Carlo, simbolo della città è il più antico tempio lirico  in attività, con una data di nascita che anticipa di 41 anni la Scala di Milano e di 55 la Fenice di Venezia. È il 1737 quando il primo Borbone di Napoli, re Carlo III, si fa promotore di «un’opera che alla magnificenza unisce la maraviglia. Un teatro! Il più grande di Europa… destinato in poco tempo a divenire il regno della lirica nel mondo». L’inaugurazione, il 4 novembre, onomastico del sovrano. Risplendono le decorazioni impreziosite dall’oro e dai sontuosi drappi in azzurro. Il Settecento è l’era d’oro della Scuola Napoletana con compositori come Leonardo Leo, Niccolò Porpora, Johann Adolf Hasse “il Sassone” e molti altri. Nell’Ottocento Napoli splende tra le città di respiro europeo, con quasi mezzo milione di abitanti e il vivace flusso dei visitatori portati dalla voga del Grand Tour. Il Massimo napoletano muta le sue linee: regista delle trasformazioni del Teatro è l’architetto e scenografo di Casa Reale Antonio Niccolini: il “tempio” diventa il monumento‑simbolo della città. La facciata è trasfigurata da elementi della grammatica classicista e da decorazioni ellenizzanti. Ai decoratori Camillo Guerra e Gennaro Maldarelli sono affidate le sfarzose decorazioni. Dal palco reale dove giganteggia un ricco drappeggio purpureo, cosparso di gigli d’oro, una corona pure dorata e due vittorie alate, al sottarco del proscenio impreziosito dal bassorilievo e dall’orologio. Cinque lumi a cera in ogni palco e al centro del soffitto la tela con Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo di Giuseppe Cammarano, la stessa mano che firma il sipario sostituito poi nel 1854 con altro di Giuseppe Mancinelli, Il Parnaso. È con il “principe degli impresari” Domenico Barbaja che si aprono le stagioni dirette da Rossini e Donizetti – uno spazio speciale va riservato anche a Saverio Mercadante – e il “Real Teatro” diventa anche Teatro del popolo. Il 4 ottobre del 1815 un compositore di 23 anni, Gioachino Rossini, firma la sua prima opera al San Carlo:Elisabetta, regina d’Inghilterra. A seguire altri importanti capolavori come La gazza ladra e Zelmira. Un altro astro nascente fa la sua comparsa nel mondo del melodramma: Gaetano Donizetti, che per il San Carlo compose sedici opere tra cui Maria Stuarda,Roberto Devereux e l’immortale Lucia di Lammermoor. Tutti i più grandi artisti hanno abitato le scene del Teatro di cui si è innamorato anche Vincenzo Bellini, che ha visto rappresentata la sua prima opera Bianca e Gernando scritta appositamente per il San Carlo. Uno spazio speciale è dedicato, nella stagione ottocentesca, a Saverio Mercadante. Per un certo tempo il musicista di Altamura divide la sua fetta di gloria con Giuseppe Verdi che sarebbe diventato presto una star con l’Ernani. Il cartellone targato 1847‑1848 punta su Attila e Nabucco e dopo la parentesi dei moti rivoluzionari il nuovo corso si apre con un altro titolo verdiano, I lombardi alla prima crociata. Verdi continuava a comporre e la sua Luisa Miller debuttò l’8 dicembre 1949. Dopo la prima romana, Un ballo in maschera è accolta trionfalmente dal pubblico (1861‑1862), come l’Aida del 1872. Il secolo breve, che vede l’Europa e il mondo per molti decenni lacerati da terribili conflitti, inizia a respirare al San Carlo con la prima napoletana diTosca (1900‑1901). Fortunate al San Carlo, tra Ottocento e Novecento, le opere di Puccini e la musica della “giovane scuola” di Mascagni e dei napoletani, per nascita e formazione, Leoncavallo, Giordano, Cilea e Alfano. È il secolo in cui la figura del direttore d’orchestra conquista, anche grazie alla strada aperta da Leopoldo Mugnone, un ruolo sempre più decisivo e fondamentale per la rinascita dello spettacolo. Compositori come Honegger, Debussy, Boito, Wolf‑Ferrari, Zandonai e Pizzetti incorniciano il grande repertorio del melodramma italiano,  carta d’identità del Teatro che neanche in tempi di guerra interrompe la sua attività, se non per pochissimi mesi. Covent Garden, 1946, una fortunata tournée a Londra: il San Carlo è il primo teatro italiano che ha il coraggio di partire dopo la guerra. Ancora oggi, il San Carlo continua nel solco di quella tradizione. Il Lirico ha infatti tenuto moltissime tournée negli ultimi anni confermandosi ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Dal 2010 ad oggi sono ben 8 i tour all’estero, per un totale di 32 spettacoli  in 8 Paesi (Francia, Cile, Russia, Cina, Oman, ancora Russia, USA, Ungheria, Kazakistan e ultima la tournée a Singapore).

ORCHESTRA DEL TEATRO DI SAN CARLO – Direttore Musicale Onorario: Zubin Mehta – Direttore Musicale Principale: Juraj Valčuha

L’Orchestra del San Carlo ha avuto l’onore, nell’Ottocento, di essere dedicataria di opere scritte da Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi che, nel periodo in cui fu a Napoli per montare la partitura di Aida, volle dedicare alle prime parti dell’Orchestra del San Carlo il suo unico Quartetto d’archi, il cui manoscritto è conservato presso il Conservatorio di San Pietro a Majella. Una vera familiarità con il repertorio sinfonico l’Orchestra l’acquisirà nel Novecento ma già il 18 aprile del 1884, il giovane Giuseppe Martucci saliva sul podio per dirigere l’ensemble sancarliano in un programma corposo, con musiche di Weber, Saint-Saëns e Wagner. Non si contano i nomi di grandi direttori proposti alla guida del complesso napoletano: da Toscanini (nel 1909) a Victor de Sabata (1928), per non dire dei compositori Pizzetti e Mascagni. Una data da non dimenticare, è quella dell’8 gennaio 1934, giorno in cui Richard Strauss regala al pubblico e all’ensemble del Teatro un concerto interamente formato da musiche proprie. A cavallo del secondo conflitto mondiale e nel decennio che segue, Napoli ed il San Carlo accolgono in Teatro bacchette di lusso: Gui, Serafin, Santini, Gavazzeni fra gli italiani e Böhm, Fricsay, Scherchen, Cluytens, Knappertsbusch, Mitropoulos per gli stranieri. Nell’ottobre del 1958 è Igor Stravinsky a guidare l’ensemble napoletano. Gli anni Sessanta vedono avvicendarsi sul podio due giovanissimi emergenti: Claudio Abbado, che fa il suo esordio nel 1963, e Riccardo Muti nel 1967. Negli anni Ottanta l’Orchestra trova in Daniel Oren un punto di riferimento assiduo, specie in ambito teatrale. Sulla scia di queste prestigiose gratificazioni, l’Orchestra del San Carlo ritrova al proprio fianco altre bacchette famose, come quelle di Georges Prêtre, Rafael Frühbeck de Burgos, Mstislav Rostropovic, Gary Bertini, Djansug Khakidze, Jeffrey Tate (che dal 2005 e 2010 è stato direttore musicale del Teatro, approfondendo il repertorio mahleriano fino ad allora poco frequentato), Gustav Kuhn, Gabriele Ferro (dal 1999 fino al luglio 2004 alla guida dell’Orchestra) Nicola Luisotti (direttore musicale dal 2012 al 2014). L’Orchestra ha contribuito in modo significativo alla doppia conquista del prestigioso Premio “Abbiati“, assegnato dalla critica musicale italiana nel 2002 a Königskinder e nel 2004, a Elektra. Zubin Mehta, che ha già diretto l’orchestra sancarliana nel 2008 in Piazza del Plebiscito nella Sinfonia n.9 di Beethoven, è dal 2016 direttore musicale onorario del Teatro di San Carlo. Al Massimo napoletano il Maestro Mehta ha diretto Tristan und Isolde di Richard Wagner e la Sinfonia n.3 di Mahler, oltre ad inaugurare, la Stagione di Concerti 2015/2016  con la Sinfonia n.4 in fa minore e la Sinfonia n.6 in si minore di Pëtr Il’ič Čajkovskij sia la Stagione Lirica  2016/2017 con Carmen di Georges Bizet.

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