Una storia “sieropositiva”

Scienza e Salute

Ogni anno nel nostro paese vengono registrate circa 4mila nuove diagnosi di infezione da Hiv, Davide però si è garantito un futuro.

25 Aprile 2017
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Questi sono i pregiudizi e le credenze di molte persone in Italia e nel mondo che si sentono “immuni” dal virus che causa l’AIDS, ma la verità è che ogni anno nel nostro paese vengono registrate circa 4mila nuove diagnosi di infezione da Hiv. In più, quasi 120mila italiani convivono con la malattia, ma almeno 30mila non ne sono consapevoli. Perciò, per far capire alla mia città e alla mia comunità che l’infezione da HIV è ancora un problema globale assai allarmante che riguarda non solo il continente africano, in cui l’AIDS è la prima causa di morte, ma anche tutto resto del mondo, inclusi noi, siccome ogni giorno, in Italia, 11 persone scoprono di essere sieropositive, ho cercato la testimonianza di Simone, un uomo di 37 anni che vive a Varese e che ha contratto il virus.
«Ero stato chiamato per presentarmi a discutere l’esito degli esami a cui mi ero sottoposto e il medico di turno mi ha detto: ho una brutta notizia da darle. Lei è positivo».

Era il 20 settembre 2005 quando il protagonista di questa storia ha scoperto di avere l’AIDS. In quel periodo era fidanzato con una coetanea, con cui condivideva progetti e un amore semplice. Davide però rivela: «Avevo uno strano presentimento, sentivo che qualcosa non andava, come se lei mi nascondesse un segreto». Aveva ragione: quell’amore durato due anni e mezzo era sieropositivo.
Da allora però, Davide è andato in cura all’unità operativa di Malattie Infettive dell’azienda ospedaliera di Varese, diretta dal professor Paolo Grossi. Oggi è in ottima salute, si è sposato quattro anni fa e grazie alla fecondazione assistita ha due gemelli e soprattutto si è garantito un futuro. Ed è proprio per questo che abbiamo scelto di mantenere l’anonimato, perché dietro questo articolo su un tema di dolore e paura, ora c‘è una vita e una famiglia.
Comunque, per combattere e prevenire la malattia è fondamentale effettuare schematicamente almeno una volta all’anno un’analisi del sangue completa. Inoltre, per me è fondamentale diffondere informazioni sull’HIV, soprattutto ai giovani, perché nessuno è immune a questa malattia che non ha una cura, perciò è fondamentale prevenire.
Lo scopo di questo scritto è perciò non solo quello di comunicare e avvertire la popolazione della diffusione e della pericolosità di questo virus, ma anche quello di trasmettere speranza ai malati.

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Margherita BES

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