Nella foresta di Sherwood le tasse non bastano mai

Economia e Diritto

Milano 7 Aprile – Mentre nel Mediterraneo suonano forti e chiari i tamburi della guerra, in Italia lo sceriffo di Nottingham è in caccia. Ieri, il direttore di Equitalia, ha tirato fuori dal cilindro i numeri più fantasmagorici mai prodotti su suolo Italico. Un contribuente su due ha delle pendenze col fisco. Ah. Però dobbiamo capirci: la percentuale è molto più alta, anche se qualche dubbio sui numeri è più che lecito. Pensate solo che dentro quei 40 milioni ci sono: persone in no tax area, pensionati, dipendenti pubblici e privati. I primi non pagano, per gli altri le ritenute avvengono alla fonte. Quindi, da questi conti, ogni e ciascuna partita Iva, impresa individuale e impresa di persone e capitali ha delle pendenze col fisco. Ah. Direi che possiamo cominciare a radunare le fascine. Ma forse no. Intanto, in queste cifre mirabolanti, contano anche i morti. Sia umani che societari, cioè fallimenti e chiusure. Quindi il totale non è più 40 milioni, ma ben più alto. In secondo luogo, visto che gli enti debitori sono ottomila, direi che è piuttosto sicuro che dentro ci sono anche le multe. Inoltre, da questo monte di evasione, spalmato su qualche lustro, si potrebbero ricavare 800 e rotti miliardi di euro. Un anno di PIL. Bella cifra eh? Peccato che di realisticamente aggredibili ci siano solo una cinquantina di miliardi. Gli altri sono dovuti da morti. Fisici o di diritto. Fermiamoci un attimo. Ci sono 750 e passa miliardi dovuti da soggetti, direi in maggioranza preponderante, di diritto commerciale che sono falliti. Ah. Ed a nessuno, proprio nessuno, è ancora venuto il piccolo, ma tremendo, sospetto che, magari, il peso del fisco c’entri qualcosa. Un pochino, magari. A nessuno viene il dubbio che la caccia dello Sceriffo di Nottingham non sia andata male, ma che sia andata troppo bene. Macché. La colpa, di certo, è dei maledetti evasori. Vergogna della nazione. Insulto ai pagatori. Veleno della società. Ed infatti, ogni anno, il governo vuole, esige e pretende nuove tasse. Di più. Ancora di più. Certo, Renzi dice che la pressione fiscale sia calate. E su quella formale ha ragione. Quella reale, però, non può prescindere dal debito, costantemente salito. Quindi, di nuovo, siamo al gioco delle tre carte. Ma l’importante è che lo sceriffo non torni a mani vuote, sarebbe un vero peccato se avvenisse. E quindi via a contabilizzare l’evasione come un possibile credito, su cui costruire nuova spesa.

Due sole riflessioni. La prima è che sull’accuratezza di questi numeri, sulla loro veridicità ed utilità, avrei qualche dubbio. Anche solo per come sono stati comunicati, sommando a caso uomini e società, il sospetto è che siano stati combinati ad arte per creare l’impressione che ci sia un sacco di oro sotto la terra appena smossa. Quello che più mi disgusta è che, quella terra, certamente risulta smossa. Ma il motivo ha a che fare con il non riscuotibile. Una parte è dovuta alla morte, di uomini e società. In alcuni casi le cose coincidono. E sono dovuti alle tasse da riscuotere. Che lo Stato, in taluni, tristi casi, prende con il sangue del debitore e le lacrime della sua famiglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.