Intervista esclusiva a Gherardo Colombo “La prescrizione non va cancellata e al referendum voterò No”

Politica

Milano 26 Settembre – Gherardo Colombo fa parte di quei magistrati che hanno cambiato la storia della Repubblica. Nei primi anni ottanta, insieme a Giuliano Turone, scoprì la famosa lista degli iscritti alla P2, provocando la caduta del governo Forlani. Dieci anni dopo, nel 1992, era alla Procura di Milano quando scoppiò “Mani pulite”, l’inchiesta che mandò in soffitta la prima Repubblica e che modificò per sempre il rapporto fra politica e giustizia. Colombo, insieme a Di Pietro e a D’Ambrosio, fu la punta di lancia del famoso pool di magistrati che terremotò la politica e il paese. Colombo nel 2007 si è dimesso dalla magistratura. «Per quanto ci si potesse impegnare – scrisse in una lettera – è sempre stato impossibile far funzionare la giustizia in modo perlomeno accettabile. Che la giustizia funzioni male è talmente evidente che, probabilmente, questa è l’unica cosa sulla quale sono d’accordo tutti gli italiani». Da allora si è dedicato alla scrittura e agli incontri sulla giustizia, sulla Costituzione e sul rispetto delle regole. Un suo libro di successo si intitola, appunto, Sulle Regole.
«È maturata in me la convinzione – dice Colombo – che per far funzionare la giustizia fosse necessaria una profonda riflessione sulla relazione tra i cittadini e le regole. La giustizia non può funzionare se i cittadini non hanno un buon rapporto con le regole. Potevo continuare a fare il magistrato per altri quattordici anni, quando mi sono dimesso: ho deciso di smettere e di dedicarmi alla riflessione sulle regole proprio perché la ritengo indispensabile per il funzionamento della giustizia». Da allora la sua agenda è fitta di incontri. Sono centinaia ogni anno e in qualsiasi parte d’Italia. In media incontra dai 40.000 ai 50.000 ragazzi l’anno. Noi lo abbiamo intervistato a Milano questa settimana.
Dottor Colombo, il senatore dem Felice Casson sul ddl di riforma della prescrizione ha presentato diversi emendamenti. Per i reati ambientali ha proposto che la prescrizione decorra non dal momento in cui il reato viene commesso ma da quando il pm ne ha notizia. Oltre a ciò, ha proposto anche lo stop definitivo della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Quale è la sua opinione?
Io credo che le situazioni debbano avere una soluzione, prima o poi. Esistono dei reati che sono imprescrittibili, reati di una gravità assolutamente particolare. Sarebbe necessario che alcuni effetti non possano mai diventare definitivi: cioè se io costruisco un immobile in un luogo in cui è vietato, da adesso e per sempre quell’immobile deve essere abbattuto. Però questo è un piano diverso rispetto a quello della responsabilità personale che, secondo me, ad un certo punto, per qualsiasi reato, dovrebbe finire. E mi riferisco anche ai reati che oggi sono imprescrittibili.
Quindi, anche alla luce del dettato costituzionale che prevede la giusta durata del processo, non serve a nulla allungare all’infinito questa fase?
Certo. Ad un certo momento le persone cambiano, più passa il tempo e più ci si trova di fronte a persone completamente diverse da come erano quando hanno commesso il reato. E’ necessario intervenire per aiutare questo processo di cambiamento delle persone che hanno commesso i reati per riuscire a fare capire che quello che è stato fatto è male, è sbagliato, e non deve essere rifatto.
In Italia, per qualsiasi problema l’unica soluzione è l’inasprimento delle pene. È la soluzione giusta?
Non serve a nulla alzare le pene. La repressione, con l’aumento delle pene, non è lo strumento idoneo a fare in modo che le persone osservino le regole. Le regole si osservano per condivisione. Mi spiego: non è che non ci si ammazza l’uno con l’altro perché si ha paura di andare in prigione. In realtà non ci si ammazza l’uno con l’altro perché si pensa che non è certo una bella cosa ammazzarsi gli uni con gli altri. E così per qualsiasi altra cosa. E’ necessario operare sul piano educativo e preventivo in modo che si riesca a capire che quando le regole sono giuste devono essere osservate.
Dunque più prevenzione e meno repressione?
È necessario preoccuparci che certi fatti non avvengano, non preoccuparci di intervenire dopo che sono avvenuti. E’ necessario pensare ad una educazione che faccia in modo, per esempio, che se si beve non si guida. Poi diventa un meccanismo proprio, una condizione personale profonda che certe cose non si fanno. Questa continua produzione legislativa, invece, è il sintomo che qualcosa non va. Più aumenta il numero delle leggi, più il sistema non funziona. E’ il segnale della mancanza di fiducia nella sovranità dello Stato.
In parallelo all’aumento delle pene e alla creazione di sempre nuovi reati c’è poi un altro aspetto. Per gran parte della classe politica e dell’opinione pubblica la soluzione ai problemi di criminalità è sempre la stessa: più polizia e più carceri. Non è il caso di fare una riflessione diversa?
Io sono dell’idea che bisognerebbe ricorrere molto, e molto di più, a delle misure alternative. Il legislatore si è preoccupato ultimamente di seguire una strada diversa da quella tradizionale del carcere, per esempio indirizzando verso gli arresti domiciliari che sostituiscono la detenzione in carcere. Ma mi rendo conto che non è un percorso facile.
A proposito di carcere, in Italia si abusa spesso della custodia cautelare. Più di un terzo della popolazione carceraria non ha ancora una condanna definitiva. In molti casi neppure una sentenza di primo grado. Che opinione ha?
Bisognerebbe essere estremamente ligi nel verificare la sussistenza delle condizioni che secondo il codice di procedura penale giustificano e legittimano la carcerazione preventiva, cioè l’eccezione: perché la carcerazione preventiva è una eccezione, visto che toglie la libertà personale a chi ancora non è stato condannato. Bisogna stare molto attenti.
Un’ultima domanda. La Costituzione è la madre di tutte le leggi. Fra poco ci sarà il referendum. Come voterà?
Voterò no, un no convito. La Costituzione deve illustrare in maniera sintetica dei principi. Invito tutti a leggere il testo vigente e il testo modificato che si vorrebbe approvare. Da articoli di poche righe si è passati ad articoli di intere pagine, dei lenzuoli. Si vuol far diventare la Costituzione una legge “sovraordinata”. Ma la Costituzione è un’altra cosa. Il nuovo testo va abbondantemente oltre i principi fondamentali dell’organizzazione dello Stato.

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