Lettera aperta alla maggioranza di Cappato, Radicali Italiani

Milano

Milano 12 Dicembre – Il Radicale Marco Cappato ha votato contro la delibera sugli scali ferroviari. Ecco cosa ha risposto a chi, a sinistra, lo ha accusato di tradimento.

Care amiche e amici,

sento l’utilità di approfondire quanto accaduto con il voto di ieri (anche considerando alcune reazioni che mi hanno raggiunto) e di farlo rivolgendomi proprio a coloro che hanno in questi anni speso con lealtà non poche energie per garantire l’amministrazione della città.

Ho votato contro l’accordo sugli scali perché non lo condivido. Ho affrontato il tema pubblicamente e in più occasioni negli scorsi anni, e ho espresso e mantenuto quella opinione sull’accordo una volta stipulato, fino ad arrivare al voto. L’accordo avrebbe dovuto -a mio parere- essere l’occasione per una scelta radicalmente ecologica e sostenibile, oltre che per la differenziazione funzionale di alcune aree della città. La proposta in voto era invece il prodotto (di per sé certamente valido) della trattativa con le Ferrovie, cioè con una azienda in quanto tale interessata a massimizzare il profitto senza l’esigenza di differenziare la “vocazione” di ciascuno scalo.
Ciò che è mancato -a mio modesto avviso- è stata l’apertura di un negoziato con il Governo stesso affinché si facesse direttamente carico dei costi -anche economici- di un accordo più avanzato di quello stipulato. In altri casi (per ultimo la questione “primarie”) il Sindaco ha ritenuto di condurre in prima persona un confronto politico col Presidente del Consiglio. Per me, la questione Scali avrebbe meritato lo stesso tipo di confronto.

Questo per quanto riguarda i contenuti. Sul metodo, mi permetto di farvi notare che la scelta della Giunta è stata quella di non badare alle contrarietà espresse da me come da altri consiglieri, di non consultarci né prima né durante né dopo la conclusione degli accordi, di non aprire alcun confronto politico nemmeno tra la caduta del numero legale e il voto finale.

Tale scelta è stata determinata dalla convinzione di “avere i numeri”, e che dunque non sarebbe stato necessario allargare il consenso oltre il perimetro dei Gruppi Pd-Sel-Civica.

Alla fine, i numeri non ci sono stati. Ciascuno si assume, come giusto, le proprie responsabilità. Ma non è questione né di tradimenti né di buona (nuova) vs cattiva (vecchia) politica. E se proprio così fosse, farei fatica a considerare che l’azione legittima per bloccare un provvedimento che non si condivide sia cattiva politica.

Ciao,

Marco

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