Finalmente uno stop allo strapotere di Renzi: Marino ritira dimissioni

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Milano 30 Ottobre – Il Sindaco di Roma, il tanto criticato Marino ritira le dimissioni e sfida Renzi e tutto il partito democratico.

E, scusate, ma di colpo diventa un simpatico eroe. Ovviamente un eroe della serie “anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano”, ma sempre un eroe. Chi avrebbe mai supposto che, finalmente, qualcuno all’interno di un partito capace solo di blaterare senza dignità, dominato da un monarca assoluto, qualcuno – dicevo – avesse gli attributi per mandare a quel paese prassi e convenienze rituali, nel nome di un improvviso senso dell’onore? Senso dell’onore inteso come paradosso di un vanesio, di un presuntuoso, di un visionario. Ma la ribellione rimane. La farsa continua. Lo spettacolo non merita neppure di essere catalogato tra i peggiori avanspettacoli del dopoguerra. I protagonisti non “tengono vergogna”. Roma resta la città allo sfascio che tutti conosciamo.

Perché più che il bene della città e dei romani, contano i giochi di potere, le poltrone, gli intrallazzi. A Roma come in Italia. Un Paese in balia di un partito democratico senza identità, diviso da lotte interne, asservito ad un altro visionario che ha fatto dell’autoritarismo la sua forza, della minaccia il suo modus operandi, della politica spericolata il suo credo. A prescindere dalle colpe gravissime di mala gestione di Roma, ad oggi, Marino è l’unico che ha osato dire basta alle leggi e allo strapotere di un partito decadente e a Renzi. I vari Bersani, Cuperlo e tutta la minoranza dem sanno solo blaterare, declamare azioni alternative ad uso e consumo dei media, fingendo un’opposizione che non si concretizza mai nei fatti.

E gli italiani, l’intero Paese è nelle mani degli umori, delle diarree verbali più o meno virulente che nei Congressi Dem vengono enfatizzate, sempre e comunque al servizio dell’opportunismo voluto dal partito e dal Dio Renzi.

Marino ha tante colpe e dovrebbe con un ultimo atto di dignità andarsene, ma la sfida che ha lanciato ad un partito che vuole, decide, credendosi onnipotente, ha quasi il sapore della simpatia.

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