Per me settembre è sempre stato un po’ più Capodanno di gennaio: è il mese del mio compleanno, ma soprattutto è il mese dei progetti.
A settembre mi viene voglia di fare programmi, cambiare qualcosa, imparare, organizzare, partire, ricominciare. Sarà l’aria di fine estate, o quella strana sensazione che accompagna l’inizio di un nuovo anno “di vita”; fatto sta che, mentre gli altri fanno buoni propositi a gennaio, io li faccio a settembre.
Il 24 settembre compio 65 anni, una cifra che, detta così, fa un certo effetto, anche perché appartiene a quella categoria che per decenni abbiamo chiamato “terza età”.
E allora mi viene da chiedere: ma siamo proprio sicuri?
Perché se guardo la mia vita, e quella di tante persone che conosco, la risposta è: mica tanto…
Certo, il tempo passa, e questa è una delle poche certezze che abbiamo; anzi, forse dopo i sessant’anni si diventa ancora più consapevoli che il tempo non è infinito, ci sono cose che si possono rimandare per anni e altre che, invece, sarebbe meglio fare adesso: un viaggio, un progetto, un corso, una passione lasciata nel cassetto, un libro da scrivere, una lingua da imparare, una persona da incontrare.
Non è tristezza, è consapevolezza.
A venti o trent’anni si pensa di avere davanti a sé un tempo quasi illimitato; poi, crescendo, il rapporto con il tempo cambia.
Tra i trenta e i quarant’anni, per esempio, per molte donne può esserci una vera e propria corsa contro il tempo biologico per diventare madri; per molti uomini, invece, può esserci una sorta di gara alla realizzazione professionale, alla carriera, alla costruzione di una posizione.
Poi arrivano i cinquanta, i sessanta, i sessantacinque.
E improvvisamente il percorso cambia; non è più necessariamente una corsa per “arrivare” da qualche parte: è la corsa per vivere pienamente quello che ancora abbiamo davanti!
E qui c’è un aspetto interessante: anche i numeri ci dicono che il significato dei 65 anni è cambiato. Nel 1930-32, in Italia, la speranza di vita alla nascita era di circa 53,8 anni per gli uomini e 56 per le donne. Nel 1960-62 era salita a 67,2 anni per gli uomini e 72,3 per le donne; nel 1981 era arrivata rispettivamente a 71,1 e 77,8 anni. Nel 2025 siamo arrivati a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne.
In altre parole, il mondo nel quale i 65 anni sono diventati, per convenzione anagrafica, lo spartiacque della cosiddetta “terza età” non è più quello di oggi. E persino l’ISTAT sottolinea come la soglia della cosiddetta terza età tenda a spostarsi in avanti insieme all’aumento della speranza di vita: utilizzando un criterio dinamico basato sugli anni di vita ancora attesi, nel 2025 la soglia corrisponderebbe indicativamente a 74 anni per gli uomini e 77 per le donne.
Del resto, oggi a 65 anni si può ancora avere voglia di studiare, lavorare, viaggiare, innamorarsi, cambiare casa, cambiare vita, andare a teatro, prendere un aereo per andare dall’altra parte del mondo, o semplicemente decidere che è arrivato il momento di fare finalmente quella cosa che continuiamo a rimandare da tanto tempo.
E poi c’è la parte divertente: a 65 anni cominciano ad arrivare alcuni piccoli “premi di consolazione”: musei, mostre, teatri, trasporti… improvvisamente scopri che sulla carta siamo diventati “senior” e che possiamo avere qualche riduzione.
A Milano, per esempio, gli over 65 hanno accesso alle tariffe ridotte dei Musei Civici, e dal 2026 la riduzione è stata portata al 50% del biglietto intero.
Anche sui trasporti cittadini esistono abbonamenti agevolati e, se viene voglia di viaggiare, Trenitalia e Italo propongono sconti e offerte interessanti agli over 60-65.
Insomma, ormai la società ti dice: “Sei senior”, e tu puoi rispondere: “Ok, va bene, ma almeno fatemi entrare al museo pagando meno”!
Scherzi a parte, forse dovremmo cominciare a guardare all’età in modo diverso; sessantacinque anni non sono più necessariamente l’inizio di una fase in cui ci si mette in panchina ad aspettare: per molte persone, rappresentano l’inizio di una fase diversa, magari meno frenetica, ma non per questo meno piena.
Per chi ha figli, spesso sono ormai grandi, e il lavoro può essere già alle spalle, ci sono magari meno obblighi e, forse, una maggiore libertà di scegliere come utilizzare il proprio tempo.
E soprattutto c’è qualcosa che a vent’anni non avevamo: sappiamo meglio chi siamo.
Io, per esempio, continuo ad avere una curiosità quasi infantile; voglio vedere, capire, viaggiare, imparare, osservare, e mi interessano il cinema, il teatro, le mostre, la musica, le persone, i luoghi: insomma, ho ancora voglia di fare progetti.
E forse è proprio questo il punto, perché se è vero che non possiamo fermare il tempo, è anche vero che possiamo decidere cosa farne con maggiore autonomia e cognizione di causa.
A 65 anni non voglio fare il bilancio della vita come se fosse arrivato il momento di chiudere i conti: preferisco aprire un nuovo capitolo.
Del resto, se proprio dobbiamo fare una corsa contro il tempo, tanto vale correre verso qualcosa che ci piace.
E settembre, per me, resta il mese perfetto per ricominciare.
Quest’anno con una candelina in più sulla torta.
E, possibilmente, con qualche progetto in più sulla scrivania.
(Grazie di cuore alla redazione di Milanopost per aver voluto accompagnare questo mio nuovo compleanno con la pubblicazione di questo articolo; non avrei potuto immaginare regalo più bello: poter festeggiare i miei 65 anni condividendo pensieri, curiosità e nuovi progetti. Grazie per aver dato, ancora una volta, spazio alla mia voglia di raccontare.)
