Dalla finta beneficenza ai finanziamenti alla Jihad: la rete di Hannoun verso la sbarra

Cronaca

Milioni di euro spacciati per aiuti umanitari, con lo snodo turco a far da sponda: così la rete di Hannoun foraggiava i quadri di Hamas

Altro che solidarietà e aiuti ai bisognosi: dietro il velo pietoso delle collette umanitarie si nascondeva una vera e propria cassa continua per il terrore. Mohammad Hannoun, l’incontrastato megagfono della propaganda pro-Hamas sul nostro territorio, non si è limitato alle solite somme di facciata: i conti presentati dagli inquirenti parlano d’un tesoretto da ben 18 milioni di euro drenato direttamente nelle casse dell’organizzazione islamista. Un’operazione contabile chirurgica, quella ricostruita dalla Procura di Genova, che smonta pezzo per pezzo la favola della beneficenza e mette a nudo una rete finanziaria collaudata.

Invece di pane e medicine, le risorse finivano dritte nelle tasche dei quadri del movimento e al sostentamento delle famiglie dei martiri e dei detenuti per strage, alimentando quel circolo vizioso che premia e incentiva la violenza. Il sistema funzionava con una precisione spaventosa grazie alla triangolazione con la Turchia, vero e proprio snodo finanziario dove le transazioni venivano ripulite e smistate verso le sigle affiliate a Gaza. Una piovra con tentacoli ben piantati da Nord a Sud — tra Milano, Genova e Roma — pronta a macinare contanti e propaganda.

Ora per i sei sodali della cellula scatta la resa dei conti giudiziaria, con quattro di loro già al fresco nei bracci di alta sicurezza. Ma il silenzio più imbarazzante continua ad arrivare da quella galassia politica e intellettuale che per anni ha strizzato l’occhio a certi personaggi: liquidare l’arresto con un stizzito “non penso niente”, come fatto di recente da Francesca Albanese, è la cifra esatta del cortocircuito morale di chi non riesce nemmeno a prendere le distanze da chi finanzia le bombe.

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