(Immagine di repertorio, non rispecchia necessariamente l’accaduto)
Domenica scorsa, nel quartiere di Villa San Giovanni a Milano, si è verificata una situazione che ha suscitato preoccupazione e interrogativi tra i residenti della zona. Diversi cittadini segnalano infatti attività anomale all’interno della Casa delle Associazioni di via Sant’Uguzzone.
Secondo quanto riportato direttamente da chi vive nelle immediate vicinanze, nel corso della giornata si sarebbero chiaramente udite voci in lingua araba provenire dall’edificio, con riferimenti espliciti ad “Allah”. Le testimonianze parlano di suoni riconducibili a momenti di preghiera o comunque a una celebrazione di carattere religioso.
“Non so cosa stiano facendo nella Casa delle Associazioni”, riferisce un residente. “Ma si sente distintamente una voce araba dire ‘Allah’. Credo stiano o pregando o facendo una festa religiosa”.
Si tratta di segnalazioni che, pur non consentendo di definire con precisione la natura dell’evento, pongono un tema politico e amministrativo rilevante: l’utilizzo di spazi pubblici, o comunque comunali, per attività religiose.
Non è peraltro la prima volta che la struttura di via Sant’Uguzzone finisce al centro di polemiche. Già nel corso dell’estate, infatti, esponenti del centrodestra avevano sollevato il caso di un’associazione attiva nello stesso luogo che organizzava attività di insegnamento del Corano rivolte ai bambini. Una vicenda che aveva acceso il dibattito pubblico sulla compatibilità tra tali iniziative e il principio di laicità degli spazi comunali.
Il punto, oggi come allora, non è tanto la libertà religiosa – principio costituzionalmente garantito e non in discussione – quanto la gestione degli spazi pubblici e il rispetto delle regole che dovrebbero valere per tutti in modo uniforme.
Se la Casa delle Associazioni è destinata ad attività civiche, sociali e culturali, è legittimo chiedersi se sia appropriato ospitare eventi di natura esplicitamente religiosa. E soprattutto: questo criterio viene applicato in modo coerente a tutte le realtà, oppure si adottano standard diversi a seconda dei soggetti coinvolti?
La sensazione, sempre più diffusa tra i cittadini, è che la laicità del Comune di Milano non venga interpretata in modo uniforme. Che esistano, nei fatti, situazioni tollerate e altre invece sottoposte a controlli più stringenti.
È su questo terreno che si gioca una questione di trasparenza e credibilità dell’amministrazione. Perché la laicità, se è un principio, non può essere applicata a geometria variabile.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.