Della serie: la giustizia può attendere ma il coro sulla Resistenza no…!
La grande adunata oceanica per blindare il No al referendum sulla giustizia si è risolta, nei fatti, in un timido ritrovo di quartiere in una piazza Sant’Agostino tutt’altro che straripante. Mentre il termometro milanese decideva di tornare bruscamente a scendere, Elly Schlein e Beppe Sala hanno provato a riscaldare i motori di un elettorato apparso più infreddolito che entusiasta. Tra le scarse file dei presenti, il sentimento dominante oscillava tra la benevolenza rassegnata delle “sciure” milanesi, che osservano la segretaria come una studentessa diligente ma non ancora pronta per l’esame di maturità, e il solito riflesso condizionato che trasforma ogni dibattito tecnico in una trincea ideologica.
Nonostante il quesito riguardi codici e carriere dei magistrati, sul palco è andato in scena il consueto repertorio sulla Resistenza e il pericolo fascista, come se la riforma della giustizia fosse un oscuro complotto per restaurare la monarchia. L’unico vero sussulto in questa adunata soporifera arriva quando il presidente dell’Anpi provinciale, Primo Minelli, evoca lo scardinamento della Carta nata dalla Resistenza. È il segnale per far partire il juke-box ideologico: la folla intona il ritornello d’ordinanza sulla Resistenza, dimenticando che il quesito referendario riguarda la giustizia e non i destini della Monarchia o della Repubblica.
La segretaria Schlein ha recitato il suo compito senza particolari guizzi, parlando di Costituzione sotto attacco e indipendenza dei giudici, ma senza mai riuscire a scalfire quel clima da “cloroformio” che avvolgeva l’evento. Accusa l’esecutivo di voler sottomettere la magistratura, ignorando che la riforma si limita a separare le carriere e aumentare le garanzie, concetti forse troppo complessi da spiegare rispetto al più comodo caso Delmastro.
Beppe Sala, dal canto suo, ha indossato i panni dell’animatore da villaggio turistico, agitando cartelli e cercando di scuotere i presenti con un piglio decisamente più energico rispetto alla sua segretaria. Il sindaco ha trasformato apertamente la consultazione in un test politico contro il governo, confermando che dietro i nobili richiami ai padri costituenti batte il cuore di una strategia elettorale piuttosto classica.
Il paradosso finale emerge quando Schlein nega di aver politicizzato la campagna (!) e così tra attacchi al sottosegretario Delmastro e processi di piazza celebrati in assenza di difesa, il comizio si è trascinato verso un finale che sapeva più di festa dell’Unità in tono minore che di evento storico. Alla fine resta l’abbraccio tra i due leader nel retropalco: un gesto di cortesia che somiglia tanto a un ringraziamento di Elly a Beppe per averle evitato la solitudine di una piazza troppo vuota.
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