La dibattuta natura giuridica del “Board of Peace” proposto dal Presidente degli Stati Uniti

Attualità
Molto si parla in questi giorni dell’avvenuta firma a Davos del “Board of Peace”, che è un accordo, nei fatti, unilateralmente offerto dal Presidente Donald Trump a più singoli Stati, che siano alleati o solo politicamente amici degli Stati Uniti d’America.
Il discorso in merito in Italia si è in primis focalizzato solamente sull’assunto che tale accordo fra Stati abbia la valenza dei trattati internazionali e, di conseguenza debba avere i presupposti che la nostra Carta Costituzionale prevede per la partecipazione ad esso dell’Italia.
In realtà, nell’ottica di una visione più ampia del presente ed assai mutato scenario complessivo del contesto internazionale e della sue conseguenti implicazioni, la partecipazione di uno Stato sovrano al “Board of Peace” parrebbe configurarsi come una semplice, rilevante opportunità.
Quindi, non un’obbligazione reciproca tra tutti i singoli partecipanti ad un trattato, ma soltanto un posizionamento per questi ultimi, in politica estera e di difesa, condiviso, nell’ambito di un mero consesso consultativo, con gli Stati Uniti, che sono il principale alleato strategico dell’Italia!
Perché mai pertanto non cogliere una tale opportunità da parte del governo italiano, cui, così potrebbe derivare il vantaggio di una presenza, sia cognitiva che operativa, in tempo reale, nelle situazioni oggi più critiche  in ambito mondiale e che certo interessano la vita degli italiani?
Parrebbe quantomeno riduttivo confinare il dibattito attuale sull’argomento qui sopra descritto alla mera compatibilità giuridica di quest’ultimo con l’attuale funzionamento del mutato assetto istituzionale della Repubblica Italiana, ove oggi prevale la volontà dei partiti politici.
I partiti politici infatti e, nella pratica sostanza i loro eletti che siedono nel Parlamento, sono oggi , ahimè in Italia, una cosa alquanto lontana da una effettiva rappresentanza di interessi (e cioè del “bene comune”) dei cittadini italiani.
Siamo pertanto di fronte ad una certo molto utile possibilità di politica internazionale attiva, che l’Italia non ha per il momento ancora colto?  Mi parrebbe doveroso fare una riflessione nel merito, da parte dei cittadini italiani, cui stia a cuore tutelare i loro vitali interessi!
Antonio Belloni
autore di : “L’”Italia” La Guerra! La Paura Un Futuro? https://youtu.be/eBg1tg1Bsls
e del pamphlet di attualità politica : “Che Estate! E mo, che facciamo?”  Edizioni BookSprint)

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