Milano si conferma, ancora una volta, la “sceriffa” d’Italia. Nel 2025, le casse di Palazzo Marino sono state inondate da un gettito di 169,7 milioni di euro provenienti esclusivamente dalle sanzioni stradali. Una cifra che non ha eguali nel resto del Paese e che solleva interrogativi pesanti su quale sia la reale priorità dell’amministrazione comunale: la sicurezza dei cittadini o il pareggio di bilancio ottenuto sulla pelle degli automobilisti?
Un distacco siderale dalle altre metropoli
I dati elaborati dal Codacons lasciano poco spazio alle interpretazioni. Nonostante Roma abbia una rete viaria infinitamente più vasta e un numero di residenti quasi triplo, si ferma a 119 milioni di euro. Milano, con la sua gestione aggressiva di telecamere e controlli, riesce a incassare quasi 50 milioni in più della Capitale e quasi il triplo di Firenze (64 milioni).
L’intera Lombardia si trascina dietro questo primato con 456 milioni di euro complessivi, ma è il “modello Milano” a guidare la carica, trasformando la circolazione urbana in una corsa a ostacoli dove ogni minima distrazione si trasforma in un bonifico forzato verso il Comune.
L’effetto delle sentenze sugli autovelox
Secondo l’analisi del Codacons, questo calo non è casuale. La riduzione degli incassi è direttamente collegata alle recenti sentenze della Cassazione, che hanno portato allo spegnimento di numerosi dispositivi non omologati e all’annullamento di migliaia di verbali. L’incertezza normativa e tecnica sugli autovelox ha così “raffreddato” la capacità di riscossione dei comuni, segnando un punto di svolta dopo anni di record.
Il bluff della sicurezza stradale
La narrazione ufficiale di Palazzo Marino parla di “sicurezza”, ma i numeri raccontano quindi un’altra storia. Il calo del 17% degli incassi rispetto al 2024 (quando si toccarono i 205 milioni) non è dovuto a strade più sicure o guidatori più prudenti, ma al blocco degli autovelox non omologati imposto dalla Cassazione. Spenti gli apparecchi irregolari, il gettito è crollato.
Dove finiscono i soldi? Il paradosso dei lavori pubblici
L’aspetto più irritante per i cittadini milanesi riguarda però la destinazione di questo fiume di denaro. Nonostante il Codice della Strada preveda che una quota rilevante dei proventi debba essere reinvestita nella manutenzione e nella sicurezza, a Milano la realtà è sotto gli occhi di tutti: asfalto dissestato, buche che diventano voragini alla prima pioggia e segnaletica spesso fatiscente, con una percentuale di fondi utilizzati veramente minima.
Mentre il Comune batte cassa con puntualità svizzera, solo una minima parte di quei 170 milioni sembra tornare effettivamente sulle strade sotto forma di manutenzione. Il sospetto, che per molti è ormai una certezza, è che le multe siano diventate una tassa occulta utilizzata per tappare i buchi del bilancio comunale piuttosto che quelli nelle carreggiate. Gli automobilisti milanesi non sono visti come utenti da tutelare, ma come “bancomat” su ruote a cui attingere senza sosta per finanziare la spesa pubblica.
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Bisognerebbe non pagare per intasare il sistema di riscossione di questi scippatori seriali.