l castello di carta di Report si sgonfia: Di Pietro demolisce il complotto anti-referendum

Attualità

Mentre l’Anm tace, l’ex simbolo di Mani Pulite inchioda i professionisti dell’allarmismo: «Solo calunnie per spaventare chi deve votare».

L’Anm si è chiusa in un silenzio tombale, le Procure coinvolte hanno già smontato l’ipotesi di reato e persino i giornali d’area — dal Fatto al Domani — iniziano a prendere le distanze dalle “bombe” di Report. Il sindacato delle toghe, interpellato direttamente tramite il suo leader Cesare Parodi, ha preferito la via del no-comment, lasciando intendere che dietro il polverone sollevato sull’indagine di Torino ci sia ben poca sostanza.

Il cuore del caso riguarda il software Ecm/Sccm, sospettato di essere uno strumento di spionaggio. Peccato che, dopo un anno di accertamenti tra Torino e Alessandria che hanno coinvolto persino Microsoft, il fascicolo sia finito a Roma come “modello 45”: ovvero, zero indagati e nessuna ipotesi di reato. Se ci fosse stato davvero un governo “spione” pronto a sottomettere la magistratura, l’Anm non avrebbe certo usato i guanti di velluto sfoggiati dal segretario Rocco Maruotti.

La strategia della paura contro il voto

Mentre la sinistra giudiziaria al Csm prova a tenere in vita la polemica, la togata Bernadette Nicotra solleva il velo sull’ipotesi più probabile: perché un software installato nel 2019 viene tirato fuori solo ora? La risposta è elettorale. È dello stesso avviso Antonio Di Pietro, oggi schierato con il Comitato Sì Separa, che smaschera l’ennesimo tentativo del fronte del “No” di evocare colpi di Stato immaginari per condizionare l’opinione pubblica in vista del 22 marzo.

Durissimo anche Maurizio Gasparri, che definisce la trasmissione di Ranucci una «tele-menzogna» funzionale alla disinformazione antireferendum. Il paradosso è tutto politico: il software contestato fu acquistato nel 2019 dal governo Conte, lo stesso leader che oggi viene avvistato sottobraccio al conduttore di Report.

Cortocircuiti e amnesie

Il passato presenta il conto ad Alfonso Bonafede. L’ex ministro, che oggi a Report dichiara di non saperne nulla, nel 2020 firmava risposte parlamentari garantendo l’assoluta sicurezza e conformità di quei sistemi. Non meno fragili appaiono le posizioni di Nicola Gratteri: un tempo paladino del sorteggio al Csm per abbattere le correnti, oggi definisce “truccata” la riforma che lo introduce. Un’inversione a U che Di Pietro liquida senza appello come una vera «assurdità». La campagna elettorale è appena iniziata, ma le bufale hanno già le gambe corte.

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