Milano-Cortina 2026 non è solo un appuntamento sportivo globale: è un banco di prova politico, culturale e infrastrutturale. E soprattutto, per la prima volta con questa chiarezza istituzionale, la partita vera si gioca dopo i Giochi. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Milano Cortina 2026, lo Sport che educa, l’accessibilità oltre i Giochi Paralimpici”, ospitato a Palazzo Pirelli.

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, lo ha detto senza giri di parole: “l’investimento sulle Olimpiadi e Paralimpiadi ha un obiettivo che va oltre l’evento. Rendere accessibile ogni sport, in particolare quelli su neve e ghiaccio, significa intervenire su impianti, trasporti e spazi pubblici in modo strutturale“. Tradotto: stazioni, treni, infrastrutture e strutture sportive devono funzionare per tutti, non solo durante le due settimane di gare.
Accanto a Fontana, una filiera istituzionale compatta: Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza con delega a Sport e Giovani; Diana Bianchedi, vicepresidente vicario del CONI; Pierangelo Santelli, presidente del CIP Lombardia; Marco Riva, presidente CONI Lombardia. Segnale chiaro: il tema dell’accessibilità non viene relegato alla retorica paralimpica, ma entra nel perimetro della governance sportiva.
Picchi ha messo sul tavolo i numeri e i meccanismi, che sono l’unica cosa che distingue le dichiarazioni dagli impegni reali. Regione Lombardia ha introdotto premialità specifiche nei bandi per il mondo paralimpico: dal bando Impianti alla Dote Sport, fino al sostegno alle società sportive del territorio. Ma soprattutto rivendica un ruolo guida nel progetto europeo Ski-Ability, che affronta l’accessibilità in modo sistemico: informazione, trasporti, pratica sportiva, accoglienza, alloggio. Non un progetto vetrina, ma un modello che – nelle intenzioni – dovrà essere esteso a tutti i comprensori sciistici lombardi anche dopo il 2026.

La voce più netta, però, è stata quella di Giusy Versace, atleta paralimpica e promotrice dell’incontro. Qui la retorica si ferma. Versace parla di un cambiamento culturale in atto, ma non lo idealizza: il mondo paralimpico è complesso, il livello sportivo è cresciuto enormemente e il sacrificio che sta dietro una prestazione resta in gran parte invisibile. “Milano-Cortina, dice, va sostenuta non solo come evento, ma come percorso. E soprattutto va vissuta: lo sport paralimpico non si capisce per narrazione indiretta, ma guardandolo, frequentandolo, seguendolo”.
Il punto politico arriva di nuovo da Federica Picchi in chiusura: ”le Paralimpiadi come occasione per rafforzare il valore dei talenti nella loro diversità, non solo nell’agonismo di vertice ma nello sport di base, attraverso progetti condivisi con federazioni e scuole“. È qui che si gioca la credibilità dell’operazione: se l’accessibilità resterà confinata all’eccezionalità dell’evento, sarà fallimento. Se diventerà prassi, sarà eredità.
Le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 si svolgeranno tra Milano, Cortina d’Ampezzo e Tesero (Val di Fiemme). Sei le discipline in programma: sci alpino, biathlon, sci di fondo, para ice hockey, snowboard e wheelchair curling. Oltre 660 atleti, da 50 Paesi. I numeri contano, ma contano di più le strutture che resteranno quando i riflettori si spegneranno.
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