Milano-Cortina 2026, bufera sui tedofori: influencer o atleti? La proposta di Matarazzo

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Tra marketing e merito sportivo esplode la polemica. Il consigliere CONI Abruzzo: “Necessaria una graduatoria basata sui risultati”

Mentre il conto alla rovescia per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 (6-22 febbraio) entra nella fase cruciale, una questione spinosa divide l’opinione pubblica: chi ha davvero il diritto di impugnare la fiaccola olimpica? Quella che storicamente è un’onorificenza riservata a leggende dello sport o a cittadini esemplari, sembra oggi piegarsi a logiche di comunicazione e marketing digitale. La massiccia presenza di influencer e volti dei social tra i tedofori ha sollevato un coro di proteste: è giusto che un post su Instagram abbia lo stesso peso di una vita di sacrifici in pista?

Il timore è che il fuoco di Olimpia finisca per illuminare più lo schermo di uno smartphone che i valori universali dello sport. Sul tema è intervenuto Alessio Matarazzo, consigliere del CONI Abruzzo, che ha scelto di andare oltre la semplice critica, proponendo una soluzione concreta per il futuro. Secondo Matarazzo, quando si evidenzia un limite organizzativo, è dovere delle istituzioni indicare una via d’uscita.

Pur riconoscendo la semplicità del sistema di candidatura tramite form online, Matarazzo ritiene che il processo avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente i territori. La sua proposta è chiara: una graduatoria di merito gestita dai Comitati Olimpici Regionali. Il meccanismo “a scalare” avrebbe dovuto premiare, nell’ordine: atleti delle nazionali assolute e giovanili; medagliati e campioni regionali di tutte le discipline; figure della società civile (solo in caso di posti residui).

“Se in una regione servono 100 tedofori – spiega Matarazzo – il CONI locale dovrebbe scorrere l’elenco degli atleti meritevoli fino a completare la lista”. Un modello che, nella sua visione, garantirebbe trasparenza e restituirebbe centralità al movimento sportivo di base, evitando frizioni e malumori.

Nel passaggio più incisivo del suo intervento, il consigliere sottolinea che “2+2 non fa mai 5”: per gestire eventi di questa portata servono competenze tecniche e una visione che non tradisca l’identità sportiva. Il dibattito resta aperto: la fiamma deve servire a fare “visualizzazioni” o a premiare il sacrificio e la comunità?

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