Riforma giustizia, l’avv. Della Valle contro i manifesti ANM: «Sono un falso, un reato!»

Milano

La battaglia sulla riforma della giustizia si sposta dai tribunali alle piazze, ma non senza pesanti strascichi legali. Al centro della polemica c’è lo spot per il “No” proiettato sui maxischermi della stazione Centrale di Milano, che pone ai viaggiatori una domanda provocatoria: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?».

Un quesito che ha scatenato l’ira dell’avvocato Raffaele Della Valle, noto penalista e membro del comitato “Sì separa”. In questa intervista rilasciata a Libero, Della Valle non si limita a contestare il merito politico dello spot, ma denuncia una vera e propria violazione del codice penale. Secondo il legale, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) starebbe diffondendo notizie false e tendenziose per manipolare l’elettorato, configurando il reato di pubblicazione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico.

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«Sono indignato: siamo davanti a un reato». Raffaele Della Valle è furioso. Il caso del maxischermo della stazione Centrale di Milano che proietta giorno e notte uno spot per il No alla riforma della giustizia, dice a Libero il celebre avvocato e membro del comitato “Sì separa”, «mi ha fatto sobbalzare sulla sedia». Perché, spiega, «io sono favorevole al confronto aperto e anche duro, ma a patto che sia onesto e basato sui fatti, non su plateali falsità come in questo caso».

Si riferisce alla scritta «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?», avvocato? «Sì, perché si tratta di un’informazione falsa e pertanto passibile del reato previsto dall’articolo 656 del codice penale, che punisce “chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico”. Ed è proprio questo il caso, visto che si crea confusione nell’elettorato».

Ci spieghi meglio. «Lo schermo si trova in un luogo pubblico per cui è assimilabile al mezzo stampa. E poi c’è un’associazione privata, l’associazione nazionale magistrati, che diffonde deliberatamente informazioni distorte e inventate per manipolare l’opinione pubblica con lo scopo di influenzare il corpo elettorale. Con l’aggravante che l’Anm si approfitta di chi è meno informato che è indotto a fidarsi di quello che dicono alcuni (per fortuna una minoranza) magistrati».

Non c’è proprio nessuna ragione per sostenere che il governo vuole soggiogare i giudici? «È assolutamente falso che la riforma punta a sottomettere i pubblici ministeri all’esecutivo. E devono smettere di dirlo visto che sono magistrati e non comuni cittadini: conoscono molto bene il diritto e sanno interpretarlo».

E non c’è esegesi che tenga in questo caso? «Per avere contezza che si tratta di una notizia farlocca basta pensare che la legge introduce un doppio Consiglio superiore della magistratura, aggiornando dunque il vecchio articolo 87 comma 10 della Costituzione che definisce le attribuzioni del Presidente della Repubblica, e prevedendo un Csm per la magistratura requirente e uno per quella giudicante. Questo mentre l’articolo 102 viene modificato soltanto prevedendo la separazione delle carriere. Non cambia invece la prerogativa della funzione giurisdizionale che continua a essere esercitata dalla magistratura, solo divisa tra requirente e giudicante. Insomma: non c’è nulla a cui l’Anm possa appigliarsi per sostenere questa bufala».

Nemmeno gli altri articoli che verranno modificati? «No, per questo dico che o non hanno letto il testo della riforma o sono in malafede. L’articolo 105 si limita a istituire un’alta corte disciplinare che non è altro che una rivisitazione dell’attuale sezione disciplinare del Csm. Peraltro dando maggior rilievo all’autonomia visto che su 15 componenti soltanto sei sono laici mentre nove, ovvero la maggioranza, togati. Anche l’articolo 104 comma 1, che prevede l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, si limita dividerla in requirente e giudicante».

Crede che qualcosa possa muoversi? «Me lo auguro perché bisogna ricondurre la discussione in un alveo di rispetto reciproco. Non si può far finta di niente quando ci si trova davanti a una forma eccessiva di propaganda elettorale che supera i limiti della correttezza. Anche il capo dello Stato potrebbe fare qualche riflessione. E poi mi faccia aggiungere un’ultima cosa».

Prego. «Come possiamo noi del Sì competere ad armi pari con una campagna referendaria così massiccia e costosa, quasi all’americana? Qui c’è un tema di par condicio. E poi sarebbe interessante sapere quanto costano queste pubblicità e chi sono i finanziatori del comitato per il No».

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