A “Realpolitik” il racconto di chi trasforma un servizio itinerante in un punto d’ascolto per i ragazzi dei quartieri difficili.
Nel cuore della periferia milanese, l’inviata di “Realpolitik” Camilla Cupelli ha incontrato un barbiere unico nel suo genere. Armato solo di uno zaino e una sedia, il giovane attraversa i parchi della città offrendo tagli gratuiti a chiunque sia disposto a condividere la propria esperienza di vita. “Giro con una macchinetta senza fili e vado dove c’è bisogno,” spiega. “Ho raccolto tante testimonianze, purtroppo molte più negative che positive.”
Le voci della strada: tra paura e voglia di riscatto
Sotto il rasoio passano ragazzi dalle storie complesse, spesso segnate dalla violenza delle bande. Un giovane di origini egiziane e spagnole, nato a Milano, confessa: “Facevo parte di un gruppo, ci sentivamo forti perché eravamo tanti. Poi un giorno hanno colpito un mio amico con un machete. Ho avuto paura e sono tornato a casa spaventato; lì ho capito che dovevo abbandonare quella vita e iniziare un percorso tutto mio.”
Il vuoto delle istituzioni
Il disagio emerge prepotente anche dalle parole degli altri clienti occasionali, che denunciano un senso di abbandono cronico:
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Mancanza di sicurezza: “In periferia non viene nessuno, la gente fa quello che vuole perché sa che resterà
impunita,” spiega un ragazzo. -
Discriminazione e violenza: Un altro testimone racconta di un’aggressione subita in treno: “Sei connazionali mi hanno preso a pugni mentre studiavo. La polizia non ha fatto nulla; se fossi stato italiano, forse si sarebbero mossi diversamente. Cosa cambierei di Milano? Sicuramente il fenomeno dei ‘maranza’.”
In questo scenario, il barbiere non offre solo un servizio estetico, ma diventa uno specchio necessario su un mondo spesso ignorato dai radar della politica e della cronaca nazionale.
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