Sia detto con rispetto filiale per l’Arcivescovo Delpini, ma se si rilascia una intervista a Repubblica dicendo:
“Non so come interpretare le reazioni arrabbiate dei giorni scorsi, non so se siano solo un riflesso emotivo per la morte di un amico, quindi un caso circoscritto, o piuttosto un disagio generazionale”
Poi non si può autorevolmente assolvere Sindaco e Giunta, lasciando vagamente intendere che il problema sia la mancata cittadinanza e la narrazione dei giornalisti. Non ha proprio comunicativamente senso. Se non sai interpretare una situazione, e nessuno è tenuto all’Onniscienza, si può pacificamente tacere, pregare e lasciare le analisi a chi sa interpretare la realtà.
Le barricate in fiamme nella notte non sono “fatti circoscritti” che qualcuno ha ingigantito. Che i problemi della periferia siano “ingigantiti” è un mantra della sinistra, legittimo, ci mancherebbe, che la Chiesa dovrebbe prudentemente evitare di abbracciare. Innanzitutto perché è falso e poi perché prima o poi la verità emergerà.
In generale, un’intervista che lascia molti dubbi. Si spera ci siano stati fraintendimenti. Ma è una speranza fragile. La buffa idea che con gente che ritiene che bruciare le barricate si debbano avere “relazioni” e che i militari in strada “non servano” è tipica di chi la città la vede dal Duomo e le periferie le visita occasionalmente.
Chi ci vive conosce il valore delle divise e sa quanto le relazioni già ci siano. Con chi le vuole avere. E quanto sia inutile cercarle con gli altri.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.