La cecità politica di Timmermans lo ha portato a difendere con pervicacia la proposta oggettivamente indifendibile della “Nature restoration law’, mandando oggi a sbattere clamorosamente la “maggioranza Ursula” grazie alla determinazione del Partito popolare europeo e di Forza Italia, vince il buon senso, che pone il primo mattone per una nuova maggioranza di centrodestra all’Europarlamento. Oggi si è ripetuto il goffo tentativo di proseguire su una strada rivelatasi impraticabile già giovedì scorso, quando di fronte alla mancanza dei numeri per approvare il testo, si era deciso di far slittare il voto finale per evitare la disfatta. Debacle che si è puntualmente verificata oggi, con l’affossamento della normativa, che no ha avuto la maggioranza: alla fine la realtà si è imposta sull’ideologia di socialisti, verdi e di una parte corposa di Renew, il cui coordinatore in Envi si è purtroppo allineato alla postura iper green della Commissione. Come Ppe, in vista del passaggio in plenaria, terremo la linea del buon senso: appoggiamo il ripristino degli ecosistemi ma non possiamo votare a favore di una proposta priva di un’accurata valutazione d’impatto, ad esempio, sulla contrazione del suolo agricolo o la sicurezza alimentare. Secondo le stime, infatti, la normativa potrebbe ridurre drammaticamente la capacità produttiva del settore agricolo, incidendo direttamente sull’approvvigionamento del cibo in Europa, falcidiando le importazioni e provocando un aumento dei prezzi, per giunta senza benefici significativi per l’ambiente. Nel corso dell’iter legislativo sono accaduti fatti gravi. Non solo si tratta di un testo lacunoso ma, secondo quanto riferito dai nostri colleghi tedeschi e olandesi del Ppe, nei giorni scorsi la Commissione Ue avrebbe fatto pressioni su diversi deputati affinchè votassero a favore. Questa ansia di prestazione è la conferma dell’incertezza culturale e delle basi argomentative fragili su cui poggia una visione del Green Ideal che, nei piani dell’ala ambientalista più radicale della Commissione giudicata dal vicepresidente socialista Frans Timmermans, dovrebbe indicare non solo gli obiettivi, ma anche costringere famiglie e imprese a raggiungerli nei modi e con le tecnologie decisi a tavolino, secondo un’impostazione che somiglia molto all’economia pianificata di stampo sovietico.
Massimiliano Salini
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