5 Musei a Milano gratuiti: scovarli non è un’impresa impossibile, Spesso sono poco conosciuti, eppure custodiscono tesori d’arte e cultura che testimoniano l’evoluzione del gusto e dello stile nel capoluogo meneghino (e non solo). Sono autentici gioielli che punteggiano la road map cittadina e sono pronti a soddisfare le esigenze di appassionati e curiosi di ogni sorta.
Sì, perché questo itinerario urbano, è come un viaggio nella macchina del tempo, le cui coordinate spaziano dalle case storiche dimore nobiliari del Cinquecento ai padiglioni dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini fino agli edifici di archeologia industriale trasformati in spazi espositivi. Ogni location ha una storia da raccontare. Vi abbiamo incuriosito? Qualche indizio in più: al loro interno potrete scoprire (o riscoprire) artisti del calibro di Lucio Fontana, Enrico Baj, Vincenzo Vela, Anselm Kiefer, per citarne solo alcuni. Ecco gli indirizzi dei musei a Milano gratuiti tutto l’anno!
Dall’ingresso, dove i visitatori sono accolti da ritratti dei coniugi Boschi e da ceramiche della stessa Marieda, si passa al corridoio dedicato ad artisti del primo e secondo decennio del secolo scorso, fra cui Boccioni, Severini e Marussig. Nello studio adiacente è allestita la sala dedicata a “Novecento”, con opere di Funi, Carrà, Casorati, Tosi e Guidi. Segue la sala monografica dedicata a Mario Sironi, con la celebre Venere dei porti (1919) e alcune sculture di Arturo Martini, come La vittoria (1934). Da lì si passa alla sala che comprende opere degli artisti di “Corrente”, fra cui l’Eldorado (1935) di Renato Birolli, e due pareti dedicate a una selezione di nature morte e paesaggi rispettivamente di Giorgio Morandi e Filippo de Pisis.
Il salone della casa museo, con il pianoforte originale ancora al centro della sala, è dedicato alla Scuola di Parigi e comprende La scuola dei gladiatori (1928) e i Facitori di trofei (1926-28) di Giorgio De Chirico, l’Annunciazione di Alberto Savinio (1932), opera simbolo della Casa Museo, e tele di Campigli, Paresce, Mafai. Superato il corridoio dedicato ai chiaristi, segue la sala monografica dedicata a Fontana. Oltre a due dei celebri “tagli” (Concetto Spaziale, Attesa, 1959 circa) la Casa Museo conserva anche sculture in ceramica. Segue una sala dedicata ad artisti postcubisti (Moreni, Giunni, Brindisi, Piccoli), spazialisti (Crippa) e nucleari (Dangelo, Baj e Dova). L’ultima stanza è dedicata all’Informale, con un’opera, fra le altre, di Emilio Vedova (Immagine del tempo, 1953), due di Piero Manzoni (Rettangolo e Ipotesi prima. Rettangolo interrotto, 1958).
Studio Museo Francesco Messina
Ospitato nella ex Chiesa di San Sisto, in una traversa della centralissima via Torino, la struttura, pesantemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e poi abbandonata, sarebbe stata presto demolita se non fosse intervenuto Francesco Messina (1900-1995), scultore di origini siciliane da tempo attivo a Milano anche come docente all’Accademia di Brera.
Dal 2014 lo Studio Museo (attualmente chiuso per restauro) accoglie anche manifestazioni di arte contemporanea, spazio di ricerca e confronto dove presentare i lavori di giovani artisti emergenti. Al nucleo delle opere di Messina si è affiancata di recente la donazione di disegni dello scultore milanese Guido Lodigiani.
Da ex fabbrica di locomotive a punto di riferimento per l’arte contemporanea. Da quando è stato inaugurato, nel 2004, Pirelli HangarBicocca si è imposto tra le location-icona per l’arte del nostro tempo.
E con i suoi 15mila metri quadrati di superficie è tra i musei a sviluppo orizzontale più grandi d’Europa. Gioiello di archeologia industriale riqualificata a fini espostivi, è perfetta per ospitare, tra l’altro, installazioni site-specific formato XXL, ovvero large-scale. Come I Sette Palazzi Celesti (2004-2015) dell’artista tedesco Anselm Kiefer, opera permanente che occupa con i suoi svettanti palazzi in cemento armato parte dello spazio delle Navate.
La peculiarità di questa fondazione no-profit è che ogni progetto viene concepito in relazione allo spazio espositivo. Il motivo in più per visitarla? Oltre alla qualità dei progetti allestiti la possibilità di ammirare, con ingresso gratuito, le mostre temporanee. Attualmente, da non perdere, la personale “Neon Corridors Room” (fino al 26 febbraio 2023) di Bruce Nauman, per la prima volta con focus sulla ricerca spaziale architettonica del grande artista americano classe 1941.
Realizzata in collaborazione con la Tate Modern e lo Stedelijk Museum propone – con più di 30 lavori creati in oltre 50 anni di carriera – una panoramica trasversale sull’attività pioneristica di Nauman e le sue sperimentazioni post-minimal con luce, suono, video e architettura.
Museo d’arte contemporanea ospitato nell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano e ideato nel 1993 da Teresa Melorio e Enza Baccei, con la collaborazione di alcune note gallerie e istituzioni d’arte milanesi (Studio d’Arte Cannaviello, Accademia di Brera, Fondazione Mazzotta, Gallerie Seno e Toselli).
Obiettivo dell’iniziativa era trasformare l’ospedale psichiatrico in un luogo di incontro e scambio di idee tra artisti professionisti e persone con disagio psichico. Le opere realizzate direttamente sui muri dell’ex manicomio sono espressione del valore intrinseco che racchiude ogni persona e testimoniano la trasformazione, avvenuta con il tempo, sia dei metodi di cura, sia delle loro finalità inclusive.
Alla fine del 1993 ecco le prime Botteghe d’Arte (pittura, musica, teatro, poesia, decoro, design) cui parteciparono docenti dell’Accademia di Brera e artisti molto noti come Enrico Baj, Emilio Tadini, Gianni Spadari, Davide Antolini e Pino Deodato. Tra la fine del 1994 e il 1995 circa 40 artisti italiani e stranieri, di fama nazionale e internazionale (fra i quali Paolo Canevari, Fernando De Filippi, Riccardo Gusmaroli, Gunter Brus, Martin Disler, Bernd Zimmer) furono invitati a realizzare un’opera al Paolo Pini.
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